L’eccellenza mondiale sull’Alzheimer rischia di chiudere: la politica pensa ai vitalizi

La dottoressa Amalia Bruni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme
La dottoressa Amalia Bruni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme

In questi giorni la politica italiana è presa dalla polemica circa i vitalizi. Il Movimento 5 Stelle ha annunciato per domani, 15 febbraio, una protesta in piazza a Roma: lo scopo è chiedere che i componenti della commissione, chiamata a decidere sul ricorso degli ex parlamentari, sia costituita da membri che non abbiano conflitti di interessi.

Mentre maggioranza e opposizione non parlano praticamente d’altro, dimostrando inoltre un generale ed inusuale accordo, il Paese deve fare i conti con qualche problema che proprio piccolo non è. Pensiamo ad esempio al Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme, che rischia di chiudere per mancanza di fondi.

La direttrice Amalia Bruni, scienziata che proprio in questo centro nel 1995 individuò la presenilina, il gene più diffuso dell’Alzheimer, in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato che negli ultimi anni gli studi hanno trovato ostacoli finora insormontabili: “I nostri studi sulla conoscenza della “geografia” delle malattie ereditarie negli ultimi anni hanno trovato ostacoli che non ci permettono più di continuare nella ricerca. Presto avremmo potuto concepire farmaci per combattere in maniera più sostanziosa l’Alzheimer”.

Di che ostacoli si tratta? Economici, ovviamente. Una legge della Regione Calabria, nel 2007, aveva stanziato un finanziamento di 500mila euro all’anno per il Centro regionale di neurogenetica, soldi che fino al 2018 sono giunti in maniera puntuale. “Non si è capito il motivo, ma ad un certo punto i finanziamenti non sono più arrivati e non è stato sufficiente avvertire che quei soldi facevano parte di un Fondo istituito con legge regionale, mai abrogata”, afferma Amalia Bruni.

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Nel frattempo, visto che non ci sono più i soldi per pagare il personale, quattro biologhe se ne sono andate e altre dieci figure sono destinate a restare a casa a partire dal primo marzo, avendo già ricevuto le lettere di licenziamento. I pazienti vengono mandati a casa e le prenotazioni sono state bloccate. Tutto ciò sta accadendo nell’indifferenza delle istituzioni politiche regionali e nazionali, tanto che la dottoressa Bruni ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ecco cosa succede a un’eccellenza mondiale non solo italiana, ma soprattutto calabrese, appartenente dunque a un territorio i cui problemi sono noti e che è inutile ripetere, specialmente nel campo della Sanità. Politici, commentatori e giornalisti (male informati) spesso puntano il dito contro i calabresi, accusandoli di essere meno bravi rispetto ai colleghi di altre zone d’Italia, ma non si esprimono poi di fronte a tali paradossi. Forse perché è più facile lanciare accuse generalizzate a vanvera? Probabilmente sì.

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