Napoli, centro per la cura dei disturbi alimentari non chiuderà

Il centro per la cura per i disturbi alimentari di Soccavo non chiuderà il prossimo mercoledì 1 dicembre. La notizia della possibile chiusura girava da alcune ore ma Fedele Maurano, direttore Dipartimento di Salute mentale dell’ASL Napoli 1 Centro ha smentito il tutto.

Il centro di Soccavo per la cura dei disturbi alimentari dunque non chiuderà. Una buona notizie quindi per quei pazienti che pensavano di perdere un grande supporto da parte della sanità. Queste le parole di Fedele Maurano: “Non è in programma alcuna chiusura del Centro di Soccavo per la cura dei Disturbi alimentari, anzi è bene chiarirlo perché notizie contrarie che stanno circolando potrebbero indurre l’utenza in errore.”

In pochi mesi i piani di sviluppo del centro per la cura dei disturbi alimentari di Soccavo stava per cadere dalle stelle alle stalle. Lo scorso luglio infatti si gettavano le basi per rendere la struttura semiresidenziale. In quel modo avrebbe potuto dare quindi un apporto ancora più grande ai suoi pazienti.

Ad oggi la situazione è cambiata. Il piano di luglio è stato al momento accantonato ma fortunatamente senza la chiusura. Si tratta infatti di un servizio sanitario pubblico molto importante per tutti i cittadini. Bulimia, anoressia e altri disturbi alimentari hanno bisogno di ricevere delle cure. Ogni anno in Italia sono circa 8500 le persone che vengono colpite da queste patologie. (Dati Sisdca)

Lo scorso settembre proprio in provincia di Napoli si registrò un’altra vittima dell’anoressia. Antonella infatti aveva solo 22 anni e non ha retto il peso della sua patologia.

“La salute diventa sempre più un prodotto e non un diritto”

Queste le parole dell’Assessore alla salute Francesca Menna e dell’Assessore ai giovani Alessandra Clemente: “Il primo Dicembre chiuderà il centro di Soccavo per la cura dei Disturbi alimentari. I pazienti rimarranno senza un luogo di riferimento dove incontrare nutrizionisti e terapeuti. Il centro, invece, da luglio stava per attrezzarsi per diventare semiresidenziale. Ed invece verrà destinato ad altro. Senza avere attrezzato altre strutture territoriali, di fatto le famiglie e i pazienti stessi vengono lasciati soli.

Una medicina che acquisisce sempre più un’impronta aziendale facendo diventare la salute un prodotto e non un diritto, perde il carattere “universalistico”, tipico di uno stato sociale, che dovrebbe garantire l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini ed in modo egualitario. Un altro presidio sanitario pubblico che chiude. Ancora una volta i cittadini restano privati di un servizio sanitario fondamentale. Siamo vicino alle famiglie e  pazienti e chiediamo che venga fatto ogni sforzo per scongiurare tale evenienza.

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