Petrolio, si vuole trivellare l’Irpinia malgrado gravi pericoli

Petrolio in Irpinia

Al Sud c’è il petrolio, e le lobbies petrolifere già si stanno muovendo per trivellare, dopo la Basilicata, anche l’Irpinia. Il comune interessato è quello di Gesualdo, posto non distante al confine con il Sannio, e il posso sorgerebbe praticamente in mezzo alle case, a poche centinaia di metri dal castello risalente al Settimo Secolo che domina la città. Trivellazioni che sarebbero compiute nonostante l’Irpinia e il Sannio siano zone ad altissimo pericolo sismico: terremoti che in presenza di pozzi petroliferi potrebbero causare danni ancor più devastanti, e basti pensare al fatto che è da lì che proviene una grossa parte dell’acqua potabile per la campania e la Puglia, essendovi situate le sorgenti dell’Acquedotto Pugliese, l’Alto Calore e l’Abc di Napoli, i tre grandi acquedotti meridionali.

Lucania

Non solo terremoti tuttavia: si potrebbero verificare la rottura di un oleodotto o qualche incidente durante il trasporto di barili, evenienze che comprometterebbero le acque. Un rischio il cui costo  inoltre, plausibilmente, non sarebbe adeguatamente pagato in termini economici alle zone interessate, basti vedere ciò che avviene in Basilicata, dove viene estratto l’80% del petrolio che si trova nel sottosuolo italiano: i Lucani ricevono delle royalties (cioè una quota del ricavato dall’estrazione del petrolio) dalle compagnie pari al 7%, mentre ad esempio in Nigeria, Canada, Russia e Libia sono del 50%, 70%, 80% e 85%. Come al solito per quattro soldi si consentirebbe lo sfruttamento del Meridione, che poi si sentirebbe definire “palla al piede” dell’Italia e non fa niente che la gente muore avvelenata, tanto sono terroni – vedi Terra dei Fuochi, Ilva e la stessa Lucania, dove aumentano i tumori a causa dell’attività di estrazione. Eppure, esistono ancora tante persone a non riconoscere lo stato di colonia interna del Mezzogiorno.

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