Venezia allagata, miliardi per il Mose che non funziona. Se fosse successo a Napoli…

venezia acqua alta moseNel 1989 il costo stimato era di 3200 miliardi di lire (poco più di un milione e 600mila euro), nel 2021 invece è lievitato fino a 7 miliardi euro, ovvero 13 553 890 000 000 (13mila miliardi e mezzo) di lire. Un aumento del 423.559% in 31 anni, ed il bello che è che non funziona neanche bene. Ieri, infatti, la basilica di San Marco si è allagata a causa del maltempo: il Mose fa alzare le barriere a 110 centimetri di acqua alta, mentre ieri quest’ultima si è fermata “solo” a 93 centimetri. La pioggia ha così invaso il nartece, situato a 88 centimetri, ricoprendo l’eccezionale mosaico risalente al Medioevo e recentemente sottoposto a restauro. Ogni anno va sott’acqua decine di volte, mentre nel 2019, dopo un allagamento di tutta la basilica, rimase danneggiato.

D’altra parte il Mose non può essere alzato troppo spesso, poiché significherebbe che a causa delle barriere le navi non possono entrare né uscire dal porto. La scelta è quindi tra i danni di un blocco del porto (economici e immediati) e quelli alla città stessa che, ricordiamo, è in grave pericolo soprattutto considerata l’eccezionalità degli eventi meteorologici dovuti ai cambiamenti climatici.

Una cifra mostruosa, specialmente se confrontata con la spesa di paesi come Gran Bretagna ed Olanda che si sono dotati di barriere simili a costi di gran lunga inferiori. Senza considerare i costi di gestione e manutenzione, che in futuro dovrebbero essere addossati agli enti locali che da qualche parte li dovranno far uscire, non si sa come. Aggiungendo gli scandali giudiziari che hanno portato a diverse condanne esce fuori il tipico quadro all’italiana fatto di corruzione, ma di cui si parla il meno possibile perché, ovviamente, si tratta di Venezia e una regione percepita come estremamente virtuosa, ma solo finché non si segue la traccia dei soldi.

Data l’assenza di servizi giornalistici e telegiornalistici lunghi, insistenti e persistenti nel tempo, immaginiamo adesso un Mose fatto a Napoli o in una qualsiasi città del Sud, spesso protagoniste di gogne mediatiche per fatti della stessa o minore rilevanza. Basti pensare al furto del Gratta e Vinci, di cui se n’è parlato più che ampiamente a voler rimarcare che poteva succedere, ma guarda caso era successo a Napoli, mentre le vicende del Mose sono pressoché sconosciute agli italiani. Da una parte un singolo che ha cercato di rubare un biglietto da 500mila euro, dall’altra milioni spariti chissà dove, indagini, corruzione, condanne. Mettiamo le due cose sui proverbiali piatti della bilancia e cerchiamo di capire quale misfatto meriterebbe più attenzione. Non che i guai di Napoli – e sono tanti – debbano essere nascosti, ma portati alla luce in modo oggettivo ed onesto insieme a quelli del resto d’Italia.