Progetto Unesco: duecento chiese chiuse al pubbliche e soldi che stentano ad arrivare

Progetto Unesco

Una miniera  lasciata a marcire sotto tonnellate di indifferenza e monnezza. Questo è diventato il centro antico di Napoli che, nonostante tutto, continua ad attirare migliaia di turisti ogni giorno.

Eppure negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato (complice certamente la crisi che ha indebolito l’economia dell’Italia intera), i turisti sono diventati sempre meno e la gente disposta a spendere diminuisce sempre di più. Il turismo, risorsa incredibilmente fruttuosa per una città d’arte come Napoli non viene valorizzato abbastanza e le casse del comune continuano ad essere sempre più a secco.

Eppure le istituzioni restano ferme e il patrimonio di Napoli abbandonato al degrado e all’indifferenza. Oltre duecento chiese bellissime restano chiuse al pubblico e lasciate al completo abbandono, alcune di queste trasformare addirittura in depositi merci o in officine.

Capolavori d’arte medievale, rinascimentale e barocca che si snodano lungo cardi e decumani del centro storico di Napoli –scrive Enrico Nocera- lasciate a marcire sotto i colpi dell’incuria del menefrighismo”.

Eppure da quasi un ventennio il centro di antico di questa città è stato proclamato Patrimonio dell’ Unesco,  ma il progetto ad esso collegato non si è mai avviato, così i problemi continuano ad essere ignorati e la città continua a confrontarsi con gli stessi identici disagi di sempre.

Basta fare un giro per i decumani spingendosi fin su a Piazza Bellini, proseguendo magari per Piazza Dante per rendersi conto dell’incredibile degrado in cui versa la nostra città.

Cumuli di spazzatura a decorare tristemente alcuni dei monumenti più belli del mondo, piazze devastate da bottiglie, lattine cartacce che si sommano ai rifiuti urbani puntualmente non ritirati dalle aziende competenti.

E la situazione non migliora nemmeno nei vicoli più caratteristici, quelli di San Gregorio Armeno ad esempio, dove gli artigiani presepiali minacciano di chiudere bottega perché ridotti alla fame.

Migliaia di persone ogni giorno ingolfano le stradine della città del presepe ma nessuno compra più. Mario Palermo, esperto restauratore e intagliatore, proprietario di una piccola ma caratteristica bottega di fronte la chiesa (anch’essa chiusa al pubblico) di Santa Maria di Vertecoeli dice: “Sono con l’acqua alla gola, non ce la faccio più.. da un lato lo Stato che tassa l’inverosimile, dall’altro il guappo del quartiere che viene a minacciarmi. Non si resiste più“.

E intanto il Progetto Unesco continua a rimanere una sorta di miraggio con i suoi 280 milioni di euro diventati nell’arco di questi anni meno della metà. I 100 milioni per riqualificare edifici e spazi urbani da destinare a diverse opere monumentali del centro storico ancora non arrivano e noi continuiamo ad aspettare!

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