Anche le mafie investono in borsa, lo ha dichiarato il Financial Times

La criminalità organizzata, in particolare quella di stampo mafioso, opera sul territorio nazionale e internazionale attraverso una rete minuziosa di contatti tra affiliati infiltrati in aziende commerciali ed enti privati e pubblici, attraverso i quali riesce ad influenzare le scelte politiche ed economiche della comunità, facendo sì che le famiglie criminali accumulino ricchezza e potere sempre maggiori.

Le mafie operano in modi leggermente differenti in base alla tipologia di organizzazione cui si fa riferimento, dalla cosa nostra siciliana, alla ‘ndrangheta calabrese, alla sacra corona unita in Puglia fino alla camorra campana; ma tutte queste associazioni delinquenziali mirano al controllo del potere politico allo scopo di arricchire le proprie casse e gestire traffici illegali, in particolare quelli di droga e armi.

Oltre ad investire in attività illecite, ultimamente anche le mafie investono in borsa, lo ha dichiarato il Financial Times in un articolo del 7 luglio 2020 firmato dal loro corrispondente da Roma Miles Johnson.

Johnson sostiene che la ‘ndrangheta calabrese sarebbe coinvolta nell’emissione di obbligazioni vendute sul mercato internazionale grazie alla cartolarizzazione di crediti vantati da aziende facenti capo ad esponenti delle famiglie mafiose lametine.

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La cartolarizzazione dei crediti

Per titolarizzazione o cartolarizzazione dei crediti si intende un’operazione finanziaria molto complessa, introdotta in Italia nel 1999 con la legge 130 del 30 aprile, che consiste nella costituzione di titoli quotabili in borsa basati sulla cessione di crediti di varia natura ad un intermediario, detto special purpose vehicle (SPV).

Anche le mafie investono in borsa

Secondo l’autorevole quotidiano inglese, pacchetti obbligazionari per un valore di circa 1 miliardo di euro, collocati sul mercato internazionale dalla banca svizzera CFE tra il 2015 e il 2019, includevano nel proprio asset titoli collegati con attività gestite da criminali facenti parte della ‘ndrangheta di Lamezia Terme.

Tra gli acquirenti di questi bond ci sono importanti società private, come Banca Generali e Banca Generali Fund Management Luxembourg. L’operazione era garantita dalla Ernst&Young, che nonostante tutti i controlli effettuati, non era riuscita a risalire alle attività illecite dei titolari dei crediti ceduti, condannati oggi per l’acquisizione indebita di fondi europei per decine di milioni di euro.

I crediti alla base dei bond consistevano soprattutto in fatture dovute dall’ASL a diverse società private che offrono servizi sanitari, come centri analisi e ambulatori.

A causa dei ritardi nel pagamento del dovuto da parte della pubblica amministrazione, le aziende sanitarie private affidano i propri crediti alle banche per ricevere un anticipo di liquidità, e queste cartolarizzano quei crediti per immetterli sul mercato come titoli commerciali.

Secondo il Diritto Europeo, il pagamento in ritardo delle fatture dovute dallo Stato ai privati comporta un alto tasso di interessi, il che li rende tali crediti molto appetibili da parte degli investitori.

Queste procedure sono assolutamente legali, ma in questo caso particolare parte delle aziende creditrici erano gestite dalla criminalità organizzata.

Replica di CFE e EY

La CFE ha dichiarato di non essere stata assolutamente al corrente del collegamento tra i beni acquistati e le attività criminali. La maggior parte delle attività collegate al pacchetto di obbligazioni era di tipo privato, non valutato perciò da nessuna agenzia di rating.

Sia la CFE che la EY hanno dichiarato che qualsiasi problema legale subentrato in seguito all’acquisizione del credito è stato immediatamente segnalato alle autorità italiane, specificando comunque che il totale delle fatture afferenti alle attività gestite dalla ‘ndrangheta costituiva una percentuale molto piccola del valore totale dei bond collocati.