Sii Turista Della Tua Città: “Volevano farci candidare. Istituzioni hanno poca fiducia in noi”

Sii Turista Della Tua Città - Essere Napoletano È MeravigliosoVi presentiamo l’intervista ai ragazzi di Sii Turista Della Tua Città: abbiamo parlato della voce, messa in giro da non si sa chi, secondo cui i ragazzi siano lautamente stipendiati dal Comune, del fatto che ogni richiesta di ottenere una sede viene ignorata dall’amministrazione, della proposta di candidarsi alle elezioni comunali che hanno ricevuto, della questione del Tesoro di San Gennaro e di tanto altro. Si tratta di un’intervista “collettiva”, che mette dunque insieme il pensiero di tutti gli attivisti.

1) Per prima cosa parliamo dei vostri stipendi. Quante migliaia di euro percepite, ognuno, dall’amministrazione comunale o chicchessìa?

In realtà non sono veri e propri stipendi, il Comune ci ha regalato una villa a Posillipo che abbiamo affittato a Belen, intascandoci i soldi (ridono tutti). Questa degli stipendi è una bufala, non riceviamo soldi da nessuno; le persone non si dànno una ragione per cui combattiamo se non un secondo fine, che per loro può essere solo economico. Non è, tra l’altro, la prima volta che si fanno cose contro di noi. Il nostro obiettivo è soltanto quello di riuscire a vivere bene a Napoli. Le pulizie, le visite guidate, le accoglienze turistiche e tutto ciò che organizziamo sono azioni, ma lo scopo è solo svegliare le coscienze, i nostri eventi sono tutti particolari e caratteristici perché vogliamo stimolare il senso di appartenenza e ri-scoprire la nostra città insieme alla gente. Qualcuno ha messo in giro questa voce che ci è soltanto arrivata all’orecchio, resta da capire chi lo abbia fatto e perché: forse la gente è abituata al marcio e alla concezione dei secondi fini egoistici e materiali. Il nostro tornaconto è spirituale, la soddisfazione delle persone è pure la nostra e la più grande. Qualcuno ci dipinge come “borghesi” o “principi”, stupidi sognatori che non hanno niente da fare e soldi in tasca da spendere: in realtà siamo persone che studiano, lavorano o fanno entrambe le cose, per fare quello che facciamo ci autotassiamo e i due di euro della birra li mettiamo da parte per le nostre attività. Probabilmente è una voce creata per destabilizzarci, visto che noi con o senza soldi, a differenza di altri, siamo attivi perché ci mettiamo l’anima; siamo la dimostrazione che anche senza soldi si può fare qualcosa. Non è, tra l’altro, la prima volta che si fanno cose contro di noi. Noi vogliamo dare un sogno.

2) Cosa pensate delle istituzioni? Vi ha mai preso in considerazione come realtà fortemente attiva e positiva sul territorio?

Come in ogni relazione ci sono stati alti e bassi, ma noi non siamo un movimento di rottura, vogliamo collaborare con tutti. Non abbiamo mai ricevuto vera fiducia, anche perché spesso in questo ambiente chiedono dei compromessi che potrebbero avvilire la nostra natura indipendente. Non si sono mai relazionati a noi in maniera matura , come corpo che è conosciuto al di là della sfera virtuale: ci conoscono infatti anche cittadini che non hanno Facebook, hanno copiato il nostro progetto in Toscana, in Umbria e altri parti d’Italia, però nella nostra regione e nella nostra città siamo sottostimati. Sappiamo che il sindaco ha molto da fare, ma non si proclama “sindaco di strada”? È andato ovunque e da noi no, mai. Ci dicono che siamo bravi e belli e poi non sanno cosa farsene di noi, come gestirci.

Siamo apartitici ma non apolitici, nel senso che noi facciamo politica al di fuori della concezione degli schieramenti; non parliamo di destra, sinistra o centro, siamo schierati soltanto dalla parte di Napoli senza fare chiacchiere. Data la nostra forza mediatica più di uno schieramento politico ci ha proposto la candidatura alle prossime elezioni comunale, ma abbiamo rifiutato categoricamente perché non fa parte della nostra natura: siamo un movimento che fa cultura, candidarci non è la nostra priorità in questo momento perché dobbiamo ancora crescere e assimilare.

3) Perché non avete ancora una sede? Il sindaco ha risposto alla vostra mail del 7 marzo a riguardo?

Sappiamo che il Sindaco legge le mail di domenica, però non ci è arrivata nessuna risposta. Non sappiamo perché non abbiamo una sede, noi stessi ce lo chiediamo e tuttavia andiamo avanti perché la nostra sede è Napoli, stare per strada non ci dispiace. Il lavoro si fa per strada e non tra quattro mura. Ciò non toglie che le “quattro mura” potrebbero agevolarci parecchio, ci farebbero essere più efficaci e produttivi, potremmo farci conoscere di più e meglio, creare rete: molte persone, infatti, vogliono parlare con noi dal vivo, però non sappiamo come rispondere alle loro richieste. L’amministrazione comunale si è attivata per noi e per questo mese abbiamo avuto a disposizione, una volta a settimana, la sede di un’altra associazione e sono venuti in tanti da noi, come ad esempio una ragazza che non può essere presente ai nostri eventi perché lavora nel fine settimana e, nonostante questo, è venuta a proporci il suo aiuto nei giorni in cui è disponibile: se non l’avessimo conosciuta qui non l’avremmo mai fatto, probabilmente. Per questo motivo siamo grati all’amministrazione: speriamo che sia un primo passo al fine di ottenere una sede tutta nostra, noi ce la metteremo tutta, come sempre, per essere considerati meritevoli di averla.

4) Nell’ultimo periodo stiamo assistendo alla crescente volontà di mettere le mani sul patrimonio della città, come il Tesoro di San Gennaro o la tela di Caravaggio a Capodimonte. Qual è la vostra posizione?

Non capiamo perché noi napoletani dobbiamo sempre dare, senza giustificazione, senza ricevere nulla. Non sappiamo perché tutti ci denigrano e poi vogliono le nostre cose. Sulla questione del Tesoro di San Gennaro non comprendiamo come mai una cosa che funziona in un determinato modo da 7 secoli ora debba cambiare. Togliendoci San Gennaro o Caravaggio ci mutilano, è assurdo anche solo pensarlo: dopo averci tolto il ruolo di capitale, la nostra lingua, dopo che hanno rinchiuso in un lager la nostra gente resta da toglierci solo il nostro patrimonio artistico e culturale. Purtroppo non viviamo in una nazione che ama Napoli e il Sud, dove l’Italia finisce a Roma, ma noi siamo stanchi di subire continue mancanze di rispetto. Prendersi San Gennaro è come venire a rubarci a casa.

Se i nostri padri non si interessavano della città, noi oggi, che siamo i futuri padri, abbiamo deciso che i nostri figli saranno migliori di noi; vogliamo far finire il lavaggio del cervello che dura da 155 anni. Solo qua succede che sequestrino un simbolo identitario, ci riferiamo alle bandiere e le sciarpe con lo stemma borbonico, che rappresenta una parte importante della storia del nostro popolo. Esporlo e difenderlo non implica essere monarchico, non implica il desiderio di restaurare il regno borbonico, ma solo rivendicare ed essere orgogliosi del nostro grande passato.

È sotto gli occhi di tutti che l’Italia stia vacillando, nonostante l’informazione e il governo non ne parlino. È un dato di fatto che gli italiani non esistano, perché l’Italia è stata voluta da chi aveva interessi economici, non dai popoli. Si poteva, si può essere popoli amici e rispettarsi senza essere una sola nazione.

Perché il cittadino del Nord ha paura ha paura di noi? Perché alcuni ci odiano? Non è una loro colpa, le responsabilità appartengono ai Mass Media, al sistema Italia che ha plasmato un’immagine distorta del Mezzogiorno così come del Settentrione, il quale è ben diverso da come lo raccontano. Noi vogliamo abbattere tutti questi pregiudizi e invitiamo ognuno a venire a Napoli, in modo che possano dare un giudizio che abbia basi reali e fondati sull’esperienza reale.

5) Che impatto e quali riscontri sta avendo la vostra presenza sulla città di Napoli? Che reazioni ha la cittadinanza nei vostri confronti?

L’impatto lo possiamo misurare attraverso le persone che ci fermano per strada e ci fanno i complimenti, le presenze ai nostri eventi, i ragazzi di tante e diverse zone che stanno seguendo il nostro esempio. Noi diamo degli input, e proprio in strada notiamo gli atteggiamenti che cambiano, percepiamo la voglia di riscoprire Napoli: ci ricolleghiamo così alla bufala degli stipendi, per dire che è questo ciò che ci interessa, che i nostri stimoli siano accolti e sviluppati, che la miccia diventi un fuoco. La nostra filosofia viene presa come esempio da molti, cittadini ed associazioni, è questo ciò che vogliamo e ci interessa. Il fatto di essere contattati da decine di associazioni che ci fanno i complimenti e vogliono collaborare ci inorgoglisce. Stiamo dimostrando che realmente il mondo cambia con il nostro esempio, non con la nostra opinione.

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