Suicidio assistito, Don Patriciello: “Nadia Toffa non ci pensò mai”


Con la notizia del rinvio della sentenza sul caso di Marco Cappato, accusato di istigazione al suicidio di dj Fabo, in queste ore torna prepotente il tema caldo dell‘eutanasia e del diritto o meno di decidere sulla fine della propria vita. Chiara la posizione della Chiesa contraria nella maniera più assoluta, mentre la Corte Costituzionale si dovrà pronunciare nelle prossime ore.

Sul tema è anche intervenuto Don Maurizio Patriciello, il prete della Terra dei Fuochi per tutti, che su Famiglia Cristiana ha parlato del suicidio assistito in relazione alla vicenda di Nadia Toffa.

“Nadia è stata una persona speciale perché, nonostante le sofferenze fisiche e morali causate da un tumore al cervello, non ha mai perso la speranza. E mi sembra giusto ribadirlo in questi giorni in cui si discute di suicidio assistito, un’idea a lei totalmente estranea. Per Nadia, alla quale il Signore è stato certamente vicino, la malattia era un nemico da sconfiggere nella consapevolezza della sacralità della vita”.

Don Patriciello ricorda con ammirazione il modo in cui la conduttrice delle Iene ha affrontato la malattia: “Sdoganò la parola cancro pronunciandola a viso aperto in televisione: una prova di forza e un incoraggiamento alle tante persone affette da questo male che, condizionate da una società spesso superficiale e spietata, ne hanno quasi vergogna, nel timore di essere emarginate. Ha taciuto soltanto quando le sono venute meno le forze, ma nei nostri discorsi e nei messaggi che ci siamo scambiati non si è mai lamentata. Di questo toccante percorso spirituale io sono stato testimone e sento il bisogno di renderlo pubblico ora che si parla di legalizzare il suicidio assistito”.

Poi il sacerdote fa una breve riflessione sul tema delicato del fine vita: “Mi rendo conto che le sofferenze possano spingere una persona ammalata, magari in un momento di sconforto, a desiderare la morte, ma non posso accettare una legge che sancisca questa decisione estrema. Penso che, anche nei casi disperati, una soluzione positiva sia sempre possibile e lo dico per esperienza personale.

“Dieci anni fa, infatti, ero certo che sarei morto di leucemia, quando la malattia inspiegabilmente regredì. Oggi sto bene e lo devo, oltre che ai medici, all’aiuto divino. Insomma, non bisogna mai perdere la speranza e la forza di lottare contro il male. È questo il messaggio lasciato da Nadia”.


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