Il critico tv Aldo Grasso: “Il Castello delle Cerimonie meglio di un libro di sociologia”

castello cerimonie

Il noto critico televisivo Aldo Grasso si è espresso a favore di uno dei docureality più conosciuti di Real Time: “Il Castello delle Cerimonie”. Un commento positivo da parte del giornalista e professore universitario che da anni racconta nei suoi editoriali, con acume e intelligenza, la storia della tv italiana.

Aldo Grasso è un vero estimatore del ‘Castello delle Cerimonie’. Un po’ come tutti noi, tra pony pomellati, abiti fastosi degli invitati e cantanti neomelodici. Già lo scorso anno si era espresso a favore del docureality: “Il divertimento non consiste nell’analizzare uno spaccato di vita campana, nel fare della facile sociologia, nell’irridere la pacchianeria del tutto. Questa Disneyland del matrimonio, e ora anche delle prime comunioni, sorprende per la nozione stessa di reality. Che non è solo un’invenzione televisiva, un genere. E’ un’interpretazione della realtà, un modo d’intendere la vita, l’enfasi con cui si fanno le cose”.

La serie, nata nel 2014, vedeva come protagonista il ‘Boss dei matrimoni’ Antonio Polese. Dopo la sua morte si è deciso di cambiare il titolo del format da ‘Boss’ a ‘Castello’ ma senza mai intaccare lo spirito e l’idea di base del programma. Un programma che secondo Aldo Grasso è meglio di un libro di sociologia perché mostra anche se in modo fiabesco uno spaccato di realtà. Questo il suo commento sulle pagine del ‘Corriere della Sera’:

“Ogni puntata de «Il castello delle cerimonie» conserva il potere ipnotico tipico delle fiabe, con una spruzzata di realismo verace. Come solo le grandi saghe narrative sanno fare, resiste immune al passare degli anni, ai cambi di generazione (dal boss Antonio alla figlia Imma), al dipanarsi degli eventi, contando sull’immutabilità dei suoi rituali, simili a formule. Su Dplay Plus è possibile fare una maratona degli episodi della nuova stagione. Meglio di un trattato di sociologia o antropologia per capire un certo tessuto ambientale e umano, senza dover passare per le asperità accademiche. Sotto una lieve patina di modernità, con i neomelodici vestiti da rapper americani, si leggono in controluce tradizioni arcaiche legate allo sposalizio. Qui è inteso come rito di passaggio che deve ambire alla grandezza per sancire la rispettabilità sociale della famiglia”.

Il critico tv descrive anche qual è il suo momento preferito: quello in cui Matteo deve decidere con gli sposi l’elenco delle portate del pranzo nunziale. Una contrattazione estenuante basata sul cibo che lo vede sempre alla fine cedere alle richieste.

 

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