San Gennaro, simbolo di amore universale in un mondo che cede alla violenza

Nessuno, credente o non credente, napoletano, italiano o proveniente da qualunque altra parte del mondo, può restare indifferente di fronte alla figura di San Gennaro. Nel giorno in cui si celebra il Santo Patrono di Napoli, il miracolo del sangue sciolto ci lascia pregustare il mistero di qualcosa che è più grande di noi e ci porta a comprendere una cosa fondamentale: San Gennaro è, prima di tutto, un simbolo universale di amore incondizionato.

Sì, perché quell’ampolla con il sangue del nostro Santo Patrono, che abbiamo fissato con tanta trepidazione oggi, non rimanda tanto a un evento clamoroso quale è il miracolo. Al di là delle telecamere puntate sul Duomo, delle emozioni momentanee, quella reliquia ci ricorda qualcuno che è morto per amore del suo popolo, senza pensarci nemmeno un istante.

Una vera e propria rivelazione, questa, in un tempo in cui la violenza cieca e prevaricatrice sembra vincere su tutto il resto. Pensiamo un attimo alla storia del Santo Patrono di Napoli. Da vescovo di Benevento, strinse un’amicizia con il diacono Sossio che non vacillò neppure di fronte alla persecuzione. Quando Sossio fu rinchiuso in prigione, ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano, Gennaro non ci pensò due volte e lo seguì in carcere.

Sappiamo bene quanto gli costò questo gesto di amore fraterno. Arrestato a sua volta, il vescovo fu sottoposto a torture indicibili, esposto alla ferocia delle belve, e infine decapitato insieme ai compagni. E ancora oggi, due volte all’anno, il Santo Patrono di Napoli continua, in un certo senso, a versare il suo sangue per la città che ha tanto amato, ma che non ha saputo ricambiare degnamente.

San Gennaro, da forestiero, ha amato la città di Napoli e i suoi abitanti fino a dare la vita per proteggere i suoi amici. Chi di noi, al giorno d’oggi, non può dirsi toccato da un simile amore? Durante l’omelia, il cardinale Sepe ha nominato non a caso il “virus della violenza” che ci affligge quotidianamente. Una violenza che abbiamo visto manifestarsi in tanti, troppi modi: l’omicidio di Willy, la tragica morte di Maria Paola, le aggressioni che si perpetrano contro chi è più debole o viene percepito come “diverso”.

A tratti può sembrare che l’odio prenda definitivamente il sopravvento, e che la nostra società sia ben lontana dal poter sperare in una guarigione. La risposta a questo dubbio atroce, però, ce la dà in parte San Gennaro. Lui è lì, continua a ricordarci che l’amore non toglie mai la vita, ma la dona, incondizionatamente, costantemente, anche quando tutto sembra perduto.

E tutti, al di là del proprio credo, possono trovare in questo miracolo un nuovo motivo di speranza e un invito alla rinascita, non dimenticando che il primo vero miracolo avviene dentro di noi.

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