50 anni di pillola anticoncezionale in Italia, ma la strada è ancora lunga per l’emancipazione

50 anni fa, il 10 marzo del 1971, venne abrogato in Italia l’articolo 553 del codice penale che vietava l’uso di contraccettivi orali, la pillola diventa legale anche nel belpaese, non solo per curare disturbi legati all’utero ma come vero e proprio contraccettivo.

La pillola contraccettiva ha rappresentato una svolta epocale per le donne che finalmente potevano decidere, potevano anche loro scindere la procreazione dal sesso, potevano gestire il proprio corpo finalmente in autonomia.

Insomma, un vero strumento di emancipazione per le donne Italiane, seguito dalla nascita dei consultori pubblici, importantissimi luoghi di incontro e se vogliamo di informazione per allora, donne e ragazze finalmente avevano un posto dove poter parlare di sesso, contraccezione ed aborto senza sentirsi giudicate da dottori con la mentalità un po’, come dire, retrò, e ricevendo l’aiuto necessario. Altra svolta epocale infatti fu la depenalizzazione dell’aborto formalizzata attraverso la legge 194 del 1978.

Nonostante anni di lotte femministe la situazione in Italia e nel mondo però non sembra essere migliorata di molto, non solo su temi come occupazione femminile o parità di stipendi, ma su un tema cardine dell’essere donna, la maternità e il diritto di poter rinunciare ad essa.

Proprio oggi, a 50 anni dall’abrogazione dell’articolo 553, negli Stati Uniti, precisamente lo stato dell’Arkansas, approva una delle leggi più restrittive sull’aborto: il provvedimento vieta l’interruzione di gravidanza “tranne che per salvare la vita della madre incinta in emergenza medica” e non fa alcuna eccezione in caso di stupro, incesto o anomalia del feto. La violazione della legge comporterebbe una multa sino a 100 mila dollari e una detenzione sino a 10 anni di prigione. Esatto, ciò accade negli avanzatissimi Stati Uniti e se ne parla sempre troppo poco, considerato che le leggi antiaborto abbondano tra gli stati confederati, così come in Europa.

L’8 marzo, in Polonia, a Varsavia e non solo, le donne sono scese in piazza per protestare contro la sentenza della Corte Costituzionale sull’aborto: gli aborti in caso di anomalie fetali sono “incompatibili” con la costituzione. Significa che tutti gli aborti in Polonia saranno ora vietati tranne nei casi di stupro e incesto e quando la vita o la salute della madre sono considerate a rischio.

È impensabile che nel 2021 le donne non possano prendere decisioni sul proprio corpo, soprattutto in tema di maternità, anche in paesi che consideriamo “avanzati”. D’altronde proprio in Italia la contraccezione con la pillola compie appena 50 anni e c’è ancora molta strada da fare, considerato che il metodo più usato dai giovani tutt’oggi è il coito interrotto, a discapito dei più sicuri metodi moderni che fanno fatica a divulgarsi  soprattutto per una totale assenza di educazione sessuale nel nostro paese,  del tutto inadempiente rispetto agli standard europei che seguono linee guida Oms in materia di educazione sessuale, affettiva ed emotiva nelle scuole (come afferma tra l’altro Mario Puiatti, presidente dell’AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica- ente da sempre al fianco delle donne che fu tra i promotori dell’abrogazione dell’articolo 553 e sempre in prima linea per le battaglie fatte per la potestà genitoriale e l’aborto, tra le altre).

Le battaglie del sesso femminile per l’uguaglianza sono state e saranno numerose, di certo la pillola contraccettiva ha costituito un passo enorme per l’autodeterminazione delle donne, anche se senza un’efficace educazione sessuale credo che né uomini né donne possano crescere con una reale consapevolezza dei propri corpi e dei propri diritti, sarebbe quindi un passo importante per l’uguaglianza tra sessi inserire tale materia nei programmi scolastici, chissà che questo non serva da strumento per superare altri conflitti di genere, come quelli sul “machismo del linguaggio”, ad esempio, che riempiono pagine social e dei quotidiani di questi giorni.

Una cosa è certa: rispetto delle idee e delle opinioni altrui sono alla base dell’uguaglianza e ad ognuno dovrebbe essere data la libertà di esprimersi ed autodeterminarsi, senza incappare in censure ideologiche o attacchi, dovremmo cercare di unirci per il bene comune, lasciando ad ognuna la scelta di fare come vuole, nel rispetto degli altri, senza condannarla. La pillola ha significato soprattutto questo: libertà per le donne, donne che forse prima erano viste solo come madri e che invece hanno dimostrato di poter essere anche molto di più.

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