2 Aprile, Giornata Mondiale dell’Autismo: storia del metodo foniatrico-logopedico Borghese

Il 2 aprile si celebra il World Autism Awareness Day, ovvero la Giornata Mondiale per la consapevolezza sull’Autismo. Questa la data ufficiale delle manifestazioni che, ovunque, accenderanno i riflettori sull’autismo.

L’iniziativa è alla sua quattordicesima edizione, infatti l’Assemblea delle Nazioni Unite ha stabilito questa data precisamente nel 2007. L’autismo è un disturbo del neuro-sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi.

Ad oggi, in Italia, si stima che circa 1 bambino su 77, di età compresa tra i 7 e i 9 anni, presenti un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi. In Danimarca e Svezia circa 1 bambino su 160 è autistico, mentre in Gran Bretagna 1 su 86. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso, ed è impossibile ormai ignorare questi dati. Inoltre, l’autismo porta di per sé limitazioni da un punto di vista sociale, e in questo periodo di pandemia la situazione non ha fatto altro che aggravarsi sempre di più.

Per una persona affetta da autismo la routine è uno degli aspetti più importanti, che, con la quarantena obbligatoria, è improvvisamente venuto meno. Chi soffre di autismo ha dovuto far fronte da un lato alla paura del contagio, e dall’altro alla necessità di riempire di vita le ore passate in casa.

Ciò è stato drastico soprattutto per i genitori dei malati più giovani, cioè bambini ed adolescenti, che si sono trovati a cercare di spiegar loro cosa stesse accadendo e di organizzare una nuova quotidianità. D’altronde, per loro il rischio infettivo è ancora più alto, dati i loro comportamenti.

Autismo: il metodo foniatrico-logopedico Borghese

D’altronde, al momento non esiste una vera e propria cura. Infatti il disturbo può semplicemente essere trattato dagli specialisti, per cercare di minimizzare i problemi e massimizzare le capacità dei malati. A tal proposito, dobbiamo ricordare il metodo foniatrico-logopedico Borghese, messo a punto dal foniatra Massimo Borghese, venuto a mancare circa un anno fa a causa del Covid-19. Questo metodo mira al recupero delle difficoltà delle persone in senso logopedico, quindi al linguaggio verbale in tutte le sue sfumature.

Inoltre, dopo circa vent’anni di intervento e grazie alla sua esperienza, il suo metodo è stato qualificato come “integrato“. Infatti, ad interagire col paziente non è solo la figura logopedica, ma anche altre figure professionali. Sono coinvolti anche anche l’educatore, lo psicologo, il terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, il musicoterapista, l’insegnante di ruolo e l’insegnante di sostegno. Tutti con un unico obiettivo: il raggiungimento del linguaggio verbale.

Lui diceva che sua madre e suo nonno gli avevano insegnato tanto. E soprattutto che suo figlio Marco aveva rappresentato per lui il primo passo per creare questo ambizioso progetto: queste erano sempre le sue parole”, ci spiega la figlia del dottore, Alessandra Borghese. “Grande medico e grande padre. E sono sicura che ci sentiamo un po’ tutti orfani adesso”. Ad oggi, avendo trascorso tutta una vita al suo fianco, la figlia continua a portare avanti con grande orgoglio il progetto iniziato dal padre, in quanto logopedista.

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