De Laurentiis: da meridionalista a sostenitore di chi incentiva cori antinapoletani

cori razzisti

Aurelio De Laurentiis è l’uomo che ha fatto risorgere il Napoli e lo ha reso in grado, con una gestione attenta al bilancio, di ben figurare a livello nazionale ed internazionale: squadre come Real Madrid e Barcellona restano ancora lontane, ma non dimentichiamo che queste sono società che spendono tanto (i Blaugrana, per violazione delle norme sul Fair Play finanziario, non potranno acquistare giocatori per tutto il 2015, essendo stato appena rigettato il ricorso presentato) e che il Napoli è rinato dalle ceneri del fallimento. Certo, magari qualche soldo in più si potrebbe spendere perché c’è, però visto l’operato compiuto nel corso degli anni la società merita fiducia a mio avviso, senza perdere di vista comunque il fatto che, nel calcio, girano cifre che quasi tutti non riusciranno mai a guadagnare in una o più vite.

Fatta questa premessa, posso affrontare il discorso accennato nel titolo, cioè il sostegno del presidente del Napoli a Carlo Tavecchio, il nuovo presidente della FIGC. Aurelio De Laurentiis ha contribuito alla nomina di Tavecchio a guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, avendo votato per lui nella competizione con Demetrio Albertini, poiché lo ritiene l’uomo giusto in quanto concreto, quello che ci vuole per cambiare il calcio.

Già in un altro articolo ho spiegato chi è Carlo Tavecchio, ho parlato della sua militanza attiva nella Democrazia Cristiana, della lunga carriera all’interno del mondo del calcio e delle ben cinque condanne alla pena della reclusione a suo carico: insomma, si tratta del solito pregiudicato pluricondannato il quale continua a svolgere compiti eminenti all’interno della società, nonostante le sue malefatte (potete approfondire la questione cliccando qui).

A dispetto della fedina penale e del clamore che ha suscitato un suo discorso a sfondo razzista (tanto che l’UEFA ha aperto un’indagine, visto che in Italia il razzismo è sempre ammesso e impunito), Tavecchio è stato eletto, e il suo primo capolavoro è stato la modifica della norma sulla discriminazione territoriale, cioè quella che puniva i cori razzisti contro i Napoletani; niente più chiusura delle curve se non in caso di recidiva grave: non basta la semplice recidiva, ma bisogna che sia considerata grave, in base a criteri che non ci è dato conoscere, perciò in tutti gli stadi d’Italia, nella sostanza dei fatti, si potrà tranquillamente cantare che i Napoletani sono colerosi e devono morire tutti (potete leggere una riflessione più approfondita cliccando qui).

A quest’uomo il presidente del Napoli ha dato il suo appoggio, ritenendolo il personaggio giusto per il calcio italiano, per lo sport, quello che dovrebbe essere un mezzo di aggregazione sociale e veicolazione di valori positivi come l’amicizia e il rispetto. Una presa di posizione strana, soprattutto ricordando le affermazioni meridionaliste di De Laurentiis, che in un’intervista (vedi video sotto) ha parlato di scippo al Sud in occasione dell’Unità d’Italia, difendendo Napoli. Su che cosa ha fondato il proprio convincimento il caloroso presidente, il quale non sempre detto ciò che pensava e che ha sempre difeso i propri interessi, coincidenti con quelli del Napoli e dei tifosi? Stavolta, pare, gli interessi dei Napoletani sono rimasti senza guardia: il futuro verrà in soccorso e farà luce sui nostri dubbi.

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