Allarme NASA: il 2014 è l’anno più caldo di sempre?

Lo scioglimento dei ghiacciai, il surriscaldamento globale, le polveri sottili, le piogge acide, il buco dell’ozono: questi sono gli argomenti che puntuali e catastrofici vengono propinati dai mass media tramite dettagliati documentari che inducono al timore e al sospetto che prima o poi, qualche cambiamento climatico rovescerà il ciclo abituale dell’alternarsi delle stagioni. La nostra amata Terra, danneggiata e maltrattata dall’uomo, dalle sue invenzioni, come reagirà? Cosa succederà?

Nello specifico la NASA fa notare che dal 1880, il 2014 è stato l’anno più caldo nell’arco della rivelazione ultracentenaria da parte del National Climatic Date Center americano: pare che la temperatura si sia innalzata di quasi 0,8 gradi celsius; in realtà i climatologi fanno notare che in ben 135 anni di misurazioni c’è stato un incremento costante, che mai si è fermato nella crescita esponenziale verso l’alto. Nella classifica della NASA infatti i 10 anni più caldi si collocano dal 2000 ai giorni di oggi; le cause principali denunciate dalla NASA, andrebbero ricercate in effetti nell’aumento del biossido di carbonio e dei gas serra che l’uomo ha introdotto all’interno dell’atmosfera.

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L’allarmante situazione descritta dai dati preliminari diffusi e studiati dal Global Institute for Space Studies e da un’analisi indipendente dall’Agenzia Meteorologica Giapponese è piuttosto chiara: questo caldo che avvolge il pianeta ha raggiunto la quota di 400 parti di Co2 per milione, favorendo pertanto l’aumento del riscaldamento globale e come risultato abbiamo avuto i mesi del calendario più caldi di sempre; una gran parte di questo calore è da attribuire al riscaldamento degli oceani: a tal proposito la statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration ha previsto l’arrivo di El Niño per la primavera del 2015. El Niño è un massiccio fenomeno climatico che periodicamente si manifesta lungo le coste del Sud America, causato dalla variazione della superficie delle acque del Pacifico tropicale orientale; in alcuni casi tale “catastrofe” può provocare fenomeni molto gravi e diversificati tra di loro: dalle inondazioni alla siccità, colpendo la stragrande maggioranza dei paesi che affacciano sulla costa dell’Oceano Pacifico.

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Cosa bisogna fare per cercare di lottare per il benessere del globo? In che modo si potrebbe percorrere la strada degli interventi radicali atti a contenere e contrastare il cambiamento climatico? Generalmente si crede che le “misure forti” causerebbero danni economici non indifferenti, ma secondo la Global Commission on the Economy and Climate la lotta al cambiamento climatico e la crescita economica non sono affatto due aspetti in antitesi; infatti per affrontare il problema i leader mondiali si riuniranno nella sede delle Nazioni Unite a New York per il Climate Summit 2014, cercando di giungere verso un nuovo approccio per risolvere i problemi ambientali: si spera in progressi significativi e in un accordo internazionale a fine 2015 a Parigi che vada a sostituire il Protocollo di Kyoto. Tra quelli che hanno espresso la propria personale soddisfazione, Barack Obama ha twittato: “Questo studio dimostra che nessuno deve scegliere tra combattere il cambiamento climatico e far accrescere l’economia”.

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