Tre cose dei napoletani che lasciano sorpreso il resto del mondo

Sono molte le cose dell’Italia che sorprendono il resto del mondo, quelle che riguardano Napoli lo lasciano addirittura sconvolto.
Perchè quando si tratta di quel microcosmo peculiare e meravigliosamente contraddittorio che è Napoli, le stranezze si sprecano. Per noi sono prassi consolidate, ma in un occhio esterno generano un’ironica sorpresa che si moltiplica quando, alla richiesta di spiegazioni, segue una dubbiosa occhiata e nessuna risposta. Abbiamo allora rivolto qualche domanda a “forestieri” e turisti, sia stranieri che non, sugli automatismi partenopei che più li hanno sorpresi nei loro soggiorni a Napoli e provincia.

1.LA BESTEMMIA LETTERARIA. Quando le sinapsi si infiammano e il sangue va al cervello, preparare sali e pezze fredde: o’napulitan va n’frev. Sia che la fidanzata sia passata davanti alla tv durante la fase conclusiva dell’azione in un mercoledì di Champions sia che abbia sbattuto il mignolo contro lo spigolo, il napoletano, salvo rare, sofferte, eccezioni, bestemmierà. Il potere catartico delle male parole viene spesso sfogato in tutta la sua potenza in una sonora esclamazione con protagonista Giosuè Carducci. Perchè proprio lui? Non era neppure napoletano! Nessuno lo sa. Il malcapitato letterato probabilmente deve la menzione nelle bestemmie di Napoli, ma anche di altre zone del paese, solo all’assonanza del suo nome con quello di Gesù, rispettosamente escluso dal turpiloquio anche dagli italiani meno devoti.

2.IL TATUAGGIO DEL BACIO. Una passeggiata all’ombra del Vesuvio vi sarà rivelatrice: è quasi impossibile non imbattersi in uno scugnizzo (ma sembra essere un must have anche tra i ragazzi più grandi) che ha il vistoso tatuaggio di una bocca rossa, che richiama l’ombra lasciata dal rossetto. Di solito fa bella mostra di sè alla base del collo o dietro l’orecchio. I nostri intervistati che hanno avuto l’ardire di chiedere spiegazioni, si sono semplicemente sentiti rispondere che è una questione di gusto ( e ringraziano di non avere “abbuscato”) e nemmeno i tatuatori sembrano conoscere con certezza l’origine di una moda così diffusa. Che sia il segno distintivo di chi predilige fidanzate dal rossetto scarlatto? O è un modo artistico di segnalare di aver fatto il vaccino contro la mononucleosi, altrimenti nota come malattia del Bacio? Attendiamo commenti illuminanti.

3.NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO, NEI SECOLI DEI SECOLI.
E’ consuetudine battezzare i nuovi nati col nome dei nonni. Per molti suoceri e genitori moderni che non sembrano badare più a questa antica tradizione, ci sono tuttavia molti bambini dannati sin dai primi giorni di vita dal peso di un nome poco armonioso, desueto o molto raro e antico, quello del nonno o della nonna, appunto. Ma ciò che meraviglia e fa sorridere di più i residenti al Nord è una prassi in auge in numerose famiglie del Sud: tutti i nipoti, proprio tutti, si chiamano nello stesso modo. Se la famiglia è molto numerosa in ogni riunione o pranzo delle feste accadrà questo: alla menzione del nome almeno quattro teste, inclusa quella del capostipite, si volteranno verso l’interlocutore. Ed ecco che si ricorrerà a una serie di artifici letterari per facilitare la comunicazione nella babele di nomi tutti uguali: Antonio il nonno, Antonio il grande, Antonio il piccolo, Antonio di Maria e via di questo passo. Nonni e genitori si incolperanno gli uni con gli altri per la scelta del nome: i nonni quasi sicuramente affermeranno che in fondo non ci tenevano poi tanto, ma ogni nipote sa in cuor suo che non è così. Spesso si sfocia in liti molto comiche e poi, con digressioni continue, si finirà a parlare di qualcos’altro, come in ogni buon consesso napoletano che si rispetti. “Non sarebbe bastato chiamare un solo nipote come il nonno, anzichè tutti e sei?” chiedono i nostri amici del Nord.
Forse si. Ma la tradizione a Napoli non è un’opinione.

Non meno sorprendente il tono di voce perennemente alto: il napoletano ha il dinamismo della sua terra, mare contro montagna, scritto nel DNA a lettere cubitali bianche e azzurre. Gesticolare gli è congeniale come respirare. E pure “alluccare”. Se il turista disorientato gli chiede di abbassare la voce si sentirà candidamente rispondere: “Mica grido, è a’ voce mia!” (probabilmente glielo dirà gridando)

A seguire fuori dalla top 3, l’innegabile permalosità dei napoletani sulla loro città: “La maggior parte dei napoletani residenti a Milano non fa che lamentarsi dei propri concittadini e del proprio territorio. Ma se ne parla male qualche altro, diventano delle belve” è una delle testimonianze raccolte.
Sarà forse proprio per il forte senso di appartenenza tra i napoletani e la loro terra che molti stranieri sono sorpresi dei numerosi napoletani che tifano Juve.
E dei napoletani che hanno votato Lega.
Ma queste sono cose che sconvolgono i napoletani stessi.

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