Il lago Fusaro e le sue ostriche: le più buone d’Europa

Fusaro

“Ho veduto molte cose al mondo, ma nulla di più bello e insieme di soddisfacente per l’anima e per i sensi. Il sole spariva in maree sfolgoranti di colori, i canti ed i suoni d’orchestrine deliziose offrivano i momenti più spettacolari”. (Principe Metternich in visita al Real Casino del Fusaro)

Così doveva apparire l’isolotto del Fusaro fino all’abbandono e al degrado del dopoguerra, al quale oggi fortunatamente si è posto rimedio, restaurandolo e valorizzandolo. Un posto di eccezionale bellezza e fascino, dal quale si ammira un tramonto dallo spettacolo unico che estasiò nobili, poeti e pittori e che continua ad estasiare.

Un’isolotto nel lago del Fusaro che ospita una delle più spettacolari ville del Settecento realizzata dal figlio di Vanvitelli su commissione dei Borbone. Fin dai tempi più remoti questo luogo è stato fonte di ricchezze, dalla pesca alla macerazione del fieno e della canapa (“Infusarium” erano il sito per la macerazione di tali materiali, da qui il toponimo “Fusarium“). Oggi è raggiungibile grazie ad un ponticello in legno che parte da un edificio detto “dell’Ostrichina”.

In questa villa re Ferdinando IV veniva a riposarsi fra una battuta di caccia e una di pesca. Il sovrano ne rimase talmente incantato da venirci spesso e nel 1764 decise di istituirvi un vivaio per mitili. Tale tentativo fallì, ma imperterrito il “re lazzarone” impiantò nel Fusaro, un vivaio per ostriche. Da allora le ostriche del Fusaro furono conosciute come le più buone d’Europa e tale fama si protrarrà per oltre un secolo, in cui se ne producevano bel 600mila all’anno e che venivano esportate ovunque. Quindi le ostriche che sovrani e principi offrivano nelle loro corti provenivano proprio dai vivai del Fusaro. Questa nomea fu raggiunta solo in età greca e romana, quando i Cumani da poco approdati sulla costa trovarono queste intense colonie di mitili proprio nella zona del lago di Licola e del Fusaro. Il mitilo era un mollusco tipico della costa flegrea, simile alla cozza per intenderci, ed era talmente emblematico di questa zona che i Cumani lo scelsero come tipo del rovescio per la propria moneta.

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