Ercolano. Il primo centro antiviolenza per le donne che vogliono “uscire dal silenzio”

Villa Maiuri

A marzo di quest’anno è stato inaugurato il primo centro antiviolenza ad Ercolano, situato all’interno di Villa Maiuri, in via Gennaro Niglio 21 (ex via IV Orologi), nato per aiutare tutte le donne vittime di qualsiasi forma di violenza e totalmente gratuito.

Locali interni del centro
Locali interni del centro

Vesuviolive.it ha incontrato la coordinatrice del centro, Roberta Di Capua, per conoscere il punto di partenza del centro, l’attività che svolge e se c’è stata una risposta da parte delle donne a cui si rivolge il servizio.

Locali interni del centro
Locali interni del centro

Come nasce l’idea di creare questo tipo di centro ad Ercolano?

“L’idea del centro di Ercolano viene dopo un percorso molto, molto lungo perché l’associazione che ha messo in piedi poi la cordata per presentare il progetto ad Ercolano si occupa nello specifico di violenza contro le donne dal 2010 ma, ancora prima, di rapporti tra i generi, all’ epoca per esempio si occupava di mercato equo e solidale, c’erano dei progetti in Perù con donne che facevano dei manufatti, da lì è iniziata l’attenzione verso le donne, poi c’è stato il primo progetto dello sportello Lilith, finanziato dal CSV nel 2010 che ha coperto due anni poi da lì man mano siamo andati avanti. Il centro di Ercolano invece nasce dall’ insieme di varie associazioni: il Consorzio Terzo Settore, l’associazione Sott’ e N’coppa, che erano le realtà che avevano più esperienza in questo ambito, con le realtà del territorio, ovvero la cooperativa “Giancarlo Siani” e l’associazione “Vesuviamente”. Insieme abbiamo portato avanti questo progetto, ognuno con le proprie esperienze specifiche, per esempio l’associazione Sott’ e N’coppa portava l’esperienza nell’ ambito della violenza, la cooperativa “Giancarlo Siani”  si occupa della comunicazione del progetto visto che, appunto, hanno una radio, l’associazione “Vesuviamente” invece è un’associazione di psicologhe e psicoterapeute e poi c’è anche l’associazione “Kassandre” in questa cordata con cui avevamo già collaborato con il primo sportello Lilith, attive su Napoli in quanto la loro sede è a Ponticelli e sono un’istituzione lì per quanto riguarda gli sportelli di ascolto per le donne. Insieme abbiamo portato avanti delle modalità di prese in carico che negli anni si sono modificate con l’esperienza che abbiamo fatto insieme”.

Di cosa si occupa il centro?

“Noi svolgiamo attività di “back” e di “front”, per quanto riguarda lo sportello, in questo luogo si svolgono delle attività di prima accoglienza, quindi l’utente che ci contatta, attraverso i vari canali come il 1522 o il numero verde o la pagina facebook, poi deve venire qui per una presa in carico, che è il primo vero passaggio per entrare in contatto con il centro e, durante questi colloqui, che possono essere uno o di più a seconda del caso, si fa quella che viene definita “l’analisi della domanda”, cioè si capisce che cosa effettivamente viene richiesto dall’ utente, tutti i casi di violenza ovviamente sono differenti, ci muoviamo strutturando dei percorsi ad hoc, specifici per ogni utente che viene qui; questo per quanto riguarda la prima accoglienza, poi successivamente mettiamo a disposizione le consulenze, ovvero una consulenza psicologica, quindi elaborare i vissuti ed essere sostenuti in un momento di difficoltà”.

Quindi vi avvalete anche di specialisti?

“Si per quanto riguarda la prima accoglienza abbiamo tre psicoterapeute che se ne occupano, poi per le consulenze psicologiche abbiamo un’altra psicoterapeuta la quale non si occupa però della prima accoglienza, anzi cerchiamo di tenere distinti i due momenti per non creare confusione, perché sono due attività proprio diverse, la prima accoglienza è molto legata a questioni, diciamo di realtà e pratiche, la consulenza psicologica invece è uno spazio di pensiero. Mettiamo a disposizione poi una consulenza legale con un avvocata che da anni si occupa di violenza contro le donne, forse è una delle più preparate in merito, poi facciamo orientamento al lavoro, questo perché pensiamo, ed è un’idea che si sta facendo avanti da anni e che l’assessorato regionale sottoscrive, che il lavoro è uno strumento necessario per poter uscire da queste situazioni, necessario ma non sufficiente perché comunque vi sono utenti che lavorano e che non riescono comunque ad uscire da una relazione violenta, quindi non basta lavorare, però è chiaro che se non ci sono neanche le condizioni da un punto di vista materiale per poter fare questo passaggio, da un punto di vista interno diventa difficile; poi facciamo supervisione dei casi, che sono delle attività di gruppo e di riflessione intorno alle questioni che ci vengono poste dall’ utenza che sono anche molto difficili, questo è anche un modo per tutelare sia le operatrici che il servizio stesso. C’è un supervisore esterno che permette di fare la differenza, di comprendere effettivamente delle dinamiche che sono molto difficili nei casi di violenza domestica. Poi stiamo attivando dei percorsi nelle scuole, perché la sola attività dello sportello sarebbe miope, e campagne di sensibilizzazione, abbiamo fatto diversi incontri nelle parrocchie con gruppi di donne, per penetrare nel tessuto sociale, fare soltanto una pubblicizzazione attraverso la pagina facebook o i manifesti in giro è limitato perché Ercolano era un territorio vergine per un servizio di questo tipo, e in pochi mesi devono conoscerci e vedere materialmente le persone che si troveranno allo sportello”.

A tal proposito le volevo chiedere quante persone si sono rivolte a voi? Solo donne?

“Ventuno persone, più un caso che è stata una richiesta di intervento da parte dei carabinieri in emergenza. A noi si rivolgono donne, minori, vittime di violenza di genere, in questo momento non prendiamo in carico casi maschili, valutiamo i vari casi se possono essere di nostra competenza altrimenti si invia la richiesta al servizio competente. Vorrei aggiungere che a noi si rivolgono non solo donne di Ercolano ma anche di altri comuni e facciamo sempre l’invio della richiesta allo sportello del comune di provenienza della donna”.

Quali tipi di violenza sono più frequenti? E chi è solitamente a commetterli?

“Principalmente violenza psicologica, violenza fisica, violenza economica e violenza sessuale, poi ci sono stati casi di stalking e nessun caso di mobbing al momento. Solitamente la violenza parte da una persona molto vicina alla vittima eccetto un solo caso da parte di un conoscente, per il resto parliamo soltanto di partner, ex-partner, padri, fratelli”.

Quali sono le difficoltà che incontrate quando una donna vittima di violenza si rivolge a voi?

“Dipende dai casi, ci sono donne che arrivano e sono dei fiumi in piena e sfogano tutto, altre che hanno più difficoltà, sono caratteristiche soggettive, la criticità di un servizio come questo, risiede nell’ affrontare una tematica come questa; le difficoltà principali si incontrano nei casi di violenza domestica, perché c’è una confusione legata al fatto che l’aggressore è una persona che dovrebbe proteggerti e questa cosa cortocircuita il pensiero e ha chiaramente, come conseguenza, una difficoltà nell’ aver chiaro che cosa sta succedendo, a volte dobbiamo nominare la violenza, cioè “questa è violenza psicologica, questa è violenza fisica”, del tipo “signora essere costretti ad avere rapporti sessuali non è la norma delle relazioni, questa è una violenza”, parliamo proprio dell’ABC e non è legato soltanto ad una questione di ignoranza o di difficoltà di altro tipo, è proprio una difficoltà di accettarlo. Dunque confusione, ma dobbiamo affrontare anche ripensamenti, perché magari l’utente viene qui in seguito ad un’onda emotiva perché c’è stato un episodio esplosivo, del tipo “voglio separarmi, sono andata via di casa, questa cosa non deve più succedere” e poi due giorni dopo non succede nulla, ci sono casi anche di separazioni in corso ma la scelta viene sempre dalla vittima, noi non ci sostituiamo mai”.

Per quanto riguarda l’orientamento al lavoro c’è la volontà delle aziende nell’ aiutare le donne in difficoltà? O ci sono ancora dei tabù?

“In realtà c’è una sensibilità intorno all’ argomento quindi speriamo si possa trasformare in impegno concreto, ancora non è finito il periodo in cui le aziende possono aderire all’ iniziativa delle borse di lavoro da assegnare a donne vittime di abusi o in condizioni di disagio, al momento da progetto verranno attivate sei borse di lavoro e stiamo iniziando a selezionare quelle che possono essere le candidate idonee”.

Quali sono i progetti futuri del centro?

“Noi speriamo di portare avanti il servizio, di dare continuità, perché in nove mesi si gettano le basi e comunque abbiamo avuto una risposta perché 21 utenti non sono pochi, è un problema dei progetti avere un termine, il fatto di iniziare un percorso e poi ad un certo punto doverlo concluderlo, quindi vorremmo garantire la continuità del servizio e sembra che la Regione si stia impegnando in questo”.

Locali interni del centro
Locali interni del centro

Cosa suggerite di fare, dunque, alle donne che vogliono “uscire dal silenzio”?

“Noi siamo qui per loro, non avete paura, noi ci siamo”.

Per tutte le informazioni è possibile consultare la pagina facebook del Centro antiviolenza – Sportello Lilith oppure il sito web http://www.sportellolilith.it/ .

 

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