Intervista a Massimo Portoghese della A.S.D Champion Center di Scampia

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Alessio era appena un ragazzino quando suo padre prese una drammatica decisione che avrebbe cambiato per sempre la sua vita  e quella di tutti coloro che gli avevano voluto bene. In un momento di profondo sconforto, il papà di Alessio decise di farla finita, lasciandosi cadere nel vuoto dal balcone di casa sua, proprio sotto gli occhi di suo figlio. Alessio vide morire suo padre nel peggiore dei modi possibili e, come comprensibile, ciò fece sì che la vita di un ragazzino come tanti diventasse un vero incubo. Sprofondato in un dolore insanabile, Alessio tentò varie volte di imporre a se stesso la medesima fine che suo padre aveva scelto per sè.  Tuttavia, Alessio e la sua famiglia, avevano al proprio fianco tante persone che non avrebbero mai accettato un così tragico epilogo. A tendere una mano ad Alessio, in un momento tanto buio della sua vita, c’erano Massimo Portoghese e la sua A.S.D. Champion Center, la Fondazione Pavesi e tutte le persone che ne fanno parte. Oggi Alessio è vivo e, sebbene per vari motivi personali non faccia più parte dell’Associazione di Portoghese, per lui ci sarà sempre una porta aperta.

Quella di Alessio è solo una delle tante storie dei ragazzi che affollano la palestra di Portoghese e che trovano nello sport una via di fuga dai problemi della vita quotidiana, problemi a volte troppo grandi su spalle ancora troppo piccole. Abbiamo intervistato Massimo Portoghese per capire qualcosa in più sulla sua A.S.D. Champion Center.

In questi anni hai riscosso grandi successi che hanno reso il tuo nome particolarmente noto in ambito sportivo ma, per chi ancora non ti conoscesse, chi è Massimo Portoghese?

Massimo Portoghese è un ragazzo di Via Antonio Labriola che ha iniziato a fare Karate a sei anni, circa quarant’anni fa, e che nel 1996 ha costituito la sua prima società. Essendo di Scampia ho sempre voluto che la società nascesse in zona, sebbene la politica non ci abbia accolto particolarmente bene, rifiutandosi di concederci una struttura comunale. Da circa cinque o sei anni, infatti, attendiamo un lieto fine che sembra non arrivare mai. Il sindaco ci promise una struttura in virtù degli ottimi risultati agonistici ottenuti in questi anni. Infatti, dal 2002 al 2012 siamo stati sempre i primi in Italia, un risultato mai raggiunto da nessun’altra società sportiva. Dopo tutti questi successi, sebbene siano giunti molti riconoscimenti alla mia persona, ci aspettavamo un qualche riconoscimento anche per l’Associazione.

L’A.S.D. Champion Center sorge, attualmente, all’interno di una palestra scolastica. Ti va di raccontarci come siete arrivati fino a qui?

Inizialmente don Aniello Manganiello mi concesse una struttura all’Oasi del Buon Pastore e proprio lì, in una palestra sprovvista persino di un tappeto, nel pieno centro della piccola criminalità, iniziai a costruire un primo gruppo di Karate. In un secondo momento, un mio carissimo amico aprì una palestra in Via Appia verso Scampia e ci concesse una struttura per poterci allenare. Grazie ai risultati agonistici ottenuti in quegli anni, la Rai venne a trovarci per un’intervista. Poi, attraverso una serie di indagini, si scoprì che il fitto che noi pagavamo per poterci permettere la struttura in cui ci allenavamo, finiva nelle mani della parte negativa di Scampia. Fu per questo che decidemmo di spostarci qui, dove ci troviamo ancora oggi.

Il tuo aiuto ha contribuito a migliorare la vita di molti ragazzi ma in che modo loro e le loro storie hanno contribuito a cambiare la tua?

I ragazzi mi hanno regalato tante soddisfazioni in questi anni. Basti pensare a Marco che, nonostante abbia vissuto una difficile situazione familiare, è riuscito ad entrare a far parte del gruppo sportivo dei Carabinieri, mostrandomi quanto sia stato utile il mio sostegno nel trasformare una situazione potenzialmente disastrosa in qualcosa di positivo. Non solo Marco, ma tanti ragazzi mi hanno reso orgoglioso di loro in questi anni. Ragazzi che sono arrivati qui con gravi problemi personali, oggi sono brillanti atleti. Ho la bellezza di sei ragazzi agonisti che oggi, grazie anche al sostegno economico della Fondazione Pavesi, frequentano l’università. Insomma, ho avuto grandi soddisfazioni e anche qualche insoddisfazione. Penso spesso ad Antonio che trafficava droga e che, per questo, si trova ancora in galera. Ho sperato davvero che la sua vita potesse cambiare ma purtroppo, quando manca il sostegno della famiglia, noi da soli possiamo fare poco.

La tua associazione contribuisce, in qualche modo, insieme a tante altre piccole realtà territoriali, alla riqualificazione sociale di Scampia. Cosa credi che potrebbero fare le istituzioni per agevolarvi in questo difficile progetto?

Ho presentato più volte alla Circoscrizione di Scampia richieste per avere in concessione un locale adeguato a svolgere le attività sportive ma purtroppo, ad oggi, non siamo ancora riusciti ad ottenere nulla. Più volte ci è stata promessa una struttura e lo confermano diverse interviste rilasciate in questi anni dalle autorità politiche della zona. La speranza nostra e quella della Fondazione Pavesi è quella di riuscire, finalmente, a poter dichiarare chiuso questo capitolo. Recentemente, ci è stato assicurato che avremmo ottenuto una struttura nel giro di quattro settimane. Da quel momento è già passata più di una settimana, per cui, a breve sapremo come andrà a finire.

Infine, ti andrebbe di raccontarci qualcosa in merito a progetti a breve termine?

Domani partiremo per l’Austria con il Club mentre la prossima settimana si terrà un raduno della nazionale. Per l’occasione abbiamo un atleta convocato. Si chiama Morra Christian e parteciperà al prossimo europeo che si terrà a Cipro.

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