Arecheta: sapete perché in Napoletano l’origano si chiama così?

Arecheta, origano
Arecheta, origano

La cucina napoletana è completamente dominata da profumi e sapori unici: spesso si tratta di pochi ingredienti che, da soli, riescono a dare al piatto la sua vera essenza, basti pensare ad una normalissima pizza Margherita e a come una piccola foglia di basilico riesca a completarla. Oltre al leggendario basilico, comunemente detto “‘a vasinicola”, un altro odore fa da padrone nelle nostre ricette: l’origano, meglio conosciuto, solo a Napoli, come “arecheta”. Nella nostra tradizione culinaria si utilizza quasi esclusivamente essiccato e, in seguito, sbriciolato, e sono tantissime le ricette tipiche in cui è elemento essenziale.

La pizza marinara, ad esempio, la più comune e storica fra le pizze, al posto del basilico viene insaporita con un’abbondante manciata di arecheta “addirosa” (profumata), ma è ideale anche per piatti più semplici e casalinghi come una fresca insalata caprese o un’insalata di patate, oppure, ancora, è ideale per condire piatti di mare come alici e cozze gratinate. A Napoli è molto usata anche per insaporire il pan grattato fatto in casa. Abbiamo visto brevemente che il suo utilizzo e la sua importanza nella nostra cucina sia fuori discussione, ma un punto rimane ancora poco chiaro: perché l’origano lo chiamiamo arecheta?

Origano fresco
Origano fresco

Il termine “origano”deriva direttamente dal latino “origanum” che, a sua volta, è diretto discendente del greco “origanon”. Visto che molte parole della lingua napoletana affondano le proprie radici nella lingua e nella cultura greche, questa influenza sarebbe stata la più scontata ed, infatti, è comunque così. Il termine ellenico in questione è il verbo rekto” che tradotto significa frantumare, rompere, spezzettare e che si può semplicemente ricollegare etimologicamente ad arecheta. Per comprendere questa origine, però, bisogna riconsiderare il modo in cui nelle nostre case si produceva l’origano, una procedura che le nostre nonne conoscono molto bene.

La pianta di origano viene fatta essiccare, come abbiamo detto, e,quando è pronta, viene sbriciolata a mano, spesso sfregandola fra i palmi, fino a creare la sottile polvere che possiamo utilizzare. È da questa frantumazione che ha origine il termine arecheta. Una parola che, tra l’altro, ritroviamo anche per i piatti che vengono insaporiti dall’origano. In napoletano, infatti, questi vengono definiti “arrecanati” o “arreganati”, la seconda versione deriva da una mescolanza dialettale fra il termine arecheta e l’italiano origano.

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