Napoli, case popolari alla camorra: il Comune risponde al Corriere della Sera

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Un video-reportage del Corriere della Sera ha creato scompiglio ai piani alti del Comune di Napoli, visto il contenuto molto delicato del documento. Il quotidiano, infatti, ha raccontato a suo modo una vicenda che nel territorio campano spesso ha assunto i colori della cronaca: l’occupazione delle case popolari da parte della camorra.

Nel lungo articolo e nel video allegato,  viene descritto il come e il perché dell’appropriazione illecita da parte dei clan delle case destinate ai più bisognosi. Ma, a solleticare la pazienza del Comune di Napoli e di alcuni suoi esponenti, sono state le dichiarazioni di un dirigente comunale che è stato ripreso con una telecamera nascosta dal giornalista del Corriere. Il dirigente ha lasciato intendere che il problema dell’occupazione delle case è cosa ormai nota al Palazzo di Piazza Municipio, ma che contrastare il fenomeno significherebbe dichiarare guerra ai camorristi.

Dal canto suo, il Comune, nella figura dell’assessore Fucito, con un comunicato ufficiale è intervenuto sull’argomento: “In riferimento al video pubblicato on line, realizzato da Antonio Crispino sul sito del Corriere della Sera, dal titolo “Napoli, le case occupate dalla camorra. Cacciarli? Sarebbe una manovra di guerra”, non si può non stigmatizzare l’utilizzo di un giornalismo d’inchiesta che, fermo restando il rispetto della funzione essenziale della libera informazione, si avvale di registrazioni effettuate di nascosto e senza la necessaria autorizzazione dei soggetti filmati non rispettando, in tal modo, la dignità delle persone”.

E poi continua: “Nel servizio in questione viene fatto intendere che vi siano professionalità interne all’Amministrazione, anche qualificate, che raccontano una sorta di resa al fenomeno delle occupazioni abusive di case popolari da parte delle organizzazioni camorristiche, fenomeno che, da quanto si lascia intendere nel video, non si vorrebbe realmente debellare da parte dell’Amministrazione Comunale. Tale lettura, ricostruita ad arte, semplificata e semplicistica, cela una realtà molto più complessa ed articolata che coinvolge molti attori istituzionali e finisce per disinformare, piuttosto che informare correttamente i lettori”.

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