Napoli. Musulmani pregano in metro, passeggeri li scambiano per terroristi e scappano

musulmani

Napoli – Gli attentati dell’ultimo anno, in ultimo la strage di Dacca della settimana scorsa, hanno diffuso in tutto il mondo la paranoia e la paura: la gente è terrorizzata e trasforma anche le cose più pacifiche e tranquille in probabili attentati. Martedì 5 luglio, secondo la religione musulmana si è concluso il periodo del Ramadan, una tradizione simile alla nostra quaresima dove bisogna osservare un digiuno assoluto ed astenersi dai piaceri carnali. In chiusura di questo periodo i religiosi festeggiano il ritorno alla vita con preghiere e canti in ogni luogo possibile.

Così, anche Napoli è stata invasa da preghiere e riti gioiosi. Anche alla stazione della metropolitana di piazza Garibaldi alcune persone hanno preparato microfoni e casse per diffondere i loro canti di culto. Ovviamente, una delle frasi ripetute più spesso in queste preghiere era l’ormai tristemente nota “Allah hu Akbar”. che tradotta significa “Dio è grande”. La preghiera ha preceduto quasi sempre tutti gli attentati che hanno funestato il mondo negli ultimi tempi ed è diventata sinonimo di terrorismo.

Così, è bastato sentire quelle parole ripetute dalle casse per scatenare il panico nella metro napoletana. presi da paura isterica, incapaci di vedere le cose oggettivamente, molti passeggeri hanno preferito rinunciare a viaggiare in treno e, addirittura, si sono data alla fuga temendo un attentato imminente. Un avvenimento al quale abbiamo assistito in prima persona e che è stato confermato anche sui social. Ecco cosa ha scritto un universitario sulla pagina Facebook “Spotted: Unina”, che pubblica generalmente dichiarazioni anonime degli studenti napoletani:

Spotted UNINA

Un post anonimo lascia il tempo che trova. Quello che preoccupa maggiormente sono i commenti sottostanti: c’è chi ha ammesso di aver fatto lo stesso e chi non c’era ma ha assicurato che avrebbe avuto la stessa reazione e, persino, chi ha chiesto preoccupato “perché nessuno ha chiamato la polizia?”. Il problema più grave è che la maggior parte dei commenti proviene da studenti universitari che, almeno per definizione, dovrebbero avere la mente aperta ed un minimo di buon senso. Sfugge, invece, alla logica questa reazione, sfugge il rispetto per riti millenari che solo nell’ultimo periodo vengono associati ingiustamente al terrorismo, sfugge il concetto di libertà religiosa, la libertà di poter pregare e professare pubblicamente il proprio credo.

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