Saviano torna a Napoli: “Dentro di me la luce. Mi chiamate merda, ma ricordate…”

«Mi date della merda, ma ricordate che la merda è concime, dalla merda si cresce».

Quando Roberto Saviano ritorna nella “sua” Napoli il rumore è sempre fragoroso, personificazione di colui che più di tutti, forse, nel panorama della cultura italiana riesce a spaccare gli animi di una città che vive di controversie intellettive e sociali.

Lunedì, presentazione dell’ultima opera dello scrittore edita da Feltrinelli, “Bacio Feroce”, siamo nella sala di proiezione più grande del cinema Modernissimo, gente in coda, sala gremita e qualcuno rimane anche fuori. Siamo nel cuore di Napoli, a due passi da Piazza Dante e anche a tre dai Quartieri Spagnoli, una di quelle location suggestive e temute nell’immaginario comune, che fa da sfondo alla vicende di Nicolas e compagni protagonisti già del precedente “La paranza dei bambini”:

Ingresso su inviti, in una serata voluta e organizzata da FanPage.it e rigidi controlli a spiegare quanta attenzione mediatica e non ci sia ancora attorno a  lui.

La coda davanti al Modernissimo

«Al ritorno da Pordenone, era l’inizio di tutto, venivo da un dibattito, mi presero alla stazione Garibaldi (un’auto dei carabinieri) dicendomi: “Non vi preoccupate dottò, un paio di giorni per precauzione. Sono undici anni che vivo sotto scorta”» – queste, tra le altre, le dichiarazioni nell’intervista di Saverio Tommasi.

Un filmato a raccontare come il fenomeno Saviano sia vissuto tra la gente nelle strade di Napoli. Inizia così l’incontro, tra il sostegno del quartiere Sanità e del Nuovo Teatro, e tra i pareri discordanti della gente prima dell’aspetto morfologico e semantico delle risposte dei bambini, quelli che nel libro diventano futuri “paranzini”.

«Bacio Feroce. Nella simbologia del bacio pensavo che esistessero soltanto quelli passionali o alla francese, per esempio, ma invece esistono tantissime declinazioni, tra cui il bacio che definisco “feroce”, quello che per esempio vedete tra l’arrestato e un conoscente o un familiare, come a significare che io sigillo la mia bocca, tu baciato sarai testimone del mio silenzio.

«Anche l’immagine in copertina, la tigre tatuata sulla schiena, la sintesi simbolica è tutto per chi vive in una certa maniera. La tigre è un messaggio immediato, è ferocia, oggi si vuole ottenere tutto e in fretta, non si insegna la filosofia del saper perdere».

Quando, sul finire dell’incontro, gli chiedono se vede ancora speranza, Saviano cita Beethoven in una delle sue ultime lettere: «Mi vedete come un uomo cupo, triste, sempre a parlare di morte e disgrazie, ma è perché dentro di me ho la luce e questa la dimostrerò nelle mie opere».

Poi cita anche lo storico concittadino Gaetano Filangieri: «In fondo è stato un napoletano a far sì che esista il diritto alla felicità».

L’ultimo blocco della serata in onore di Bacio Feroce vede protagonista l’amico e musicista Raiz con un intermezzo musicale e la giovanissima scrittrice di Castelvolturno, ma con chiare origini africane, Sabrynex, che racconta la difficoltà di avere diciotto anni in uno stato dove senza ius soli si fatica a sentirsi italiani fino in fondo, prima di dare spazio al pubblico per un lunghissimo firmacopie.

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