Napoli, Montesanto e il suo Ippodromo

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Ippodromo di Montesanto. Tratto da “Storia fotografica di Napoli (1892-1921). La città prima e dopo il risanamento”. Intramoenia editore, collana memoria

Piazza Montesanto rappresenta lo snodo essenziale della popolosa area della Pignasecca e del suo mercato. A tutti è capitato di attraversare questa caratteristica zona di Napoli, un mondo variegato di voci e colori. Avete sicuramente provato la sensazione di farvi strada a fatica, tra persone cariche della “spesa” quotidiana, tra i tanti motorini e macchine e tra gli utenti frettolosi che si avvicendano tra funicolare, cumana e metropolitana. Ogni giorno migliaia di persone attraversano il mercato della Pignasecca, quasi come se fosse l’ombelico del mondo.  Un’enorme flusso di folla  per tutto il giorno percorre via di Porta Medina, così chiamata per una porta eretta nella prima metà del ‘600 da Cosimo Fanzago, per ordine del vicerè Ramiro de Guzman duca di Medina e demolita nel 1873. Così piazza Montesanto mantiene intatto il carattere di “porta della città”. A sinistra della piazza, come tutti sanno, vi sono la stazione della Ferrovia Cumana (attiva con una prima tratta dal 1889) e la funicolare di Montesanto (aperta nel 1891) che sale a fianco dei resti della cinta muraria di età vicereale sullo sfondo di Castel S. Elmo.

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Inoltre, i lavori di ristrutturazione ed ammodernamento della stazione di Montesanto, inaugurata nel maggio del 2008, hanno determinato la trasformazione della stazione in un moderno polo caratterizzato anche da un lavori di riqualificazione dell’area urbana circostante.

stazione di Montesanto

Fin qui ci siamo, nulla di nuovo.  Ma Napoli, quando sembra di conoscerla, di tenere sotto controllo tutti i suoi cambiamenti e trasformazioni, riesce a sorprendere di nuovo!

Ed ecco che spunta nel passato un ippodromo nella piazza di Montesanto, dove oggi si trova la stazione di Montesanto.

In fondo perché meravigliarsi? Tra le poche cose di cui possiamo essere certi noi napoletani è che dobbiamo tanto al nostro passato spagnolo. Quindi non dovrebbe stupire che si decise di realizzare un ippodromo nel cuore di Napoli con tanto di toreros e picadores in costume spagnolo. Si può ipotizzare che l’ippodromo abbia avuto vita breve per il sorgere della stazione della Cumana e sicuramente sarebbe interessante spulciare le fonti per avere più dettagli.

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Quello che facciamo è riportarvi un estratto del testo contenuto nel libro “Storia fotografica di Napoli (1892-1921). La città prima e dopo il risanamento”. Editore Intramoenia, collana memoria. Un’interessante collana che ripercorre, attraverso vecchie fotografie, momenti storici, trasformazioni e vita quotidiana della nostra amata Napoli.

ippodromo di montesanto, particolare manifesti
Ippodromo di Montesanto, particolare manifesti. Tratto da: “Storia fotografica di Napoli (1892 -1921). La città prima e dopo il risanamento. Intramoenia editore, collana memoria.

 

Sperando di suscitare un po’ di curiosità e farvi rivivere momenti di una Napoli passata, ecco l’estratto:

l’ippodromo trovasi a sinistra della funicolare di Montesanto: nel centro è costruito un doppio steccato per le giostre dei buffali e per tutto il diametro corre uno spazio per le corse dei birrocini e dei velocipedi. Sono state costruite tribune spaziose e kioski pe’ caroselli. Ieri (10 settembre 1893) una folla enorme assistette all’inaugurazione e la festa non poteva riuscire più gioiosa e attraente. La prima corsa velocipedistica viene annullata poiché il pubblico, credendola compiuta, invade la pista. Comincia la seconda: distanza metri 4000, primo Giuseppe Abbate. Seguono gare velocipedistiche tra donne e la giostra di buffali, alla quale prendono parte sei toreros o, come dice il manifesto, torieri e due picadores in costume spagnolo. Dopo un segnale di tromba entrano nella pista i toreros ed i picadores, mentre la banda intuona l’aria della Carmen. Disposti in squadriglie, i giostratori fanno buon giuoco, perché i signori buffali mostrano di avere una paura maledetta. E le due corride terminano fra la felicità generale”.

 

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