Legato e tra le feci, il CTO risponde: “Misure urgenti. I familiari sapevano tutto”

La direzione strategica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, in merito a quanto pubblicato sui social media riguardo alle condizioni di un paziente ricoverato presso la terapia intensiva dell’ospedale CTO, e a seguito di indagine interna comunica che:

Il paziente proveniva dal Pronto Soccorso dello stesso ospedale CTO, dove era giunto lo scorso 25 maggio con frattura del femore e con una gravissima insufficienza respiratoria acuta che aveva richiesto una immediata intubazione e successiva ventilazione meccanica, al fine di mantenerlo in vita. Ventilazione meccanica resa peraltro particolarmente insidiosa dal fatto che il paziente era già affetto da una brocopatia cronica ostruttiva con insufficienza respiratoria restrittiva, stante la gravissima cifoscoliosi deformante, per la quale il paziente era già in terapia domiciliare con ossigeno.

In conseguenza delle difficoltà di estubazione del paziente, questo veniva sottoposto a tracheotomia dilatativa percutanea rendendo in tal modo possibile, in data 6 giugno, l’intervento chirurgico di protesi totale d’anca.
Dal punto di vista nutrizionale, il paziente, per il quale sono state attivate tutte le procedure per il trasferimento presso altra struttura specializzata, veniva alimentato in maniera artificiale ed era stato applicato un sistema di gestione dell’incontinenza fecale per evitare la formazione di piaghe da decubito che, al momento, nonostante i quasi due mesi di ricovero a letto, il paziente non presenta.

Circa l’utilizzo di misure di contenimento, assunte informando i familiari, si precisa che tali misure erano necessarie, urgenti e indifferibili dal momento che il paziente in questione, le cui condizioni non consentono una sedazione, più volte aveva tentato di liberarsi dai dispositivi respiratori che lo mantenevano e, attualmente, lo mantengono in vita.

Si rappresenta, infine, che i familiari del paziente durante tutto il periodo di degenza sono stati costantemente informati e aggiornati riguardo alle condizioni del loro congiunto e alla necessità dell’applicazione delle misure contenitive, rispetto alle quali i familiari informati non manifestavano disappunto, avendone compreso la necessità. I familiari hanno avuto libero accesso alla terapia intensiva, essendo il paziente sveglio e trovandosi in una stanza singola.

Proprio i familiari, una volta tranquillizzati, hanno manifestato verbalmente al responsabile della rianimazione la disponibilità a risarcire i danni arrecati alla porta della stanza del direttore del reparto in un momento di intemperanza.

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