In un chiosco di fiori un artista vende il gioiello del sangue di San Gennaro

Era il 19 settembre, davanti al Duomo di Napoli ero con un amico ad aspettare il prodigio di San Gennaro. Al collo, lui, aveva una catenina con un ciondolo che rappresenta l’ampolla con il sangue del santo: è d’argento, ha una pietra rossa a forma a goccia ed è fatto a mano, si vede: “Addò l’aje pigliato?”; “Quanno fa ‘o miracolo tô ddico”.

Fu così che il mio amico mi indirizzò da Gennaro Buccino, un fioraio che ha un chiosco giallo e verde all’angolo tra via Bellini e via Conte di Ruvo, a un passo dal Teatro Bellini. Lo trovai che stava leggendo un vecchio libro su Leonardo Da Vinci, mentre il chiosco era ancora un cantiere: a quei tempi stava progettando le luci, mi spiegò che dovevano avere una certa intensità, un certo colore e una certa posizione per valorizzare i fiori. Parlammo un paio d’ore, dopo qualche giorno tornai a prendere il ciondolo e parlammo un altro paio d’ore.

Scoprii una persona che vive nel flusso perenne della creazione di qualcosa. Ufficialmente artigiano orafo, realizza qualsiasi cosa che si possa fare con le mani, dai quadri, ai presepi, ai modellini e così via. Mentre racconta, non riesce a stare fermo per più di tre secondi, forse neanche due. Le sue storie spaziano dall’arte ai fiori, dall’educazione civica alla filosofia, dai misteri e i prodigi al suo passato non sempre facile, ma tutto basato sulle esperienze vissute in prima persona, niente teoria.

Il ciondolo, nemmeno a dirlo, riscosse un successo enorme anche tra i miei conoscenti e tutti volevano sapere dove l’avessi comprato. Qualche tempo sono tornato da Gennaro per intervistarlo, scoprendo che nel frattempo ha cominciato a collaborare con il Museo del Tesoro di San Gennaro e il ciondolo si può acquistare anche lì.

Come ti è venuta l’idea di realizzare il ciondolo del sangue di San Gennaro?

L’idea mi è venuta guardando il cielo e pensando alla Bibbia. Un giorno stavo parlando con un amico mio dei santi, quando all’improvviso si fermano due turisti proprio di fronte a me. Li sento parlare della città di Napoli, che il patrono era San Gennaro e cercavano un oggetto che lo rappresentasse. Si lamentavano però di trovare sempre le stesse cose, sempre gli stessi oggetti: giravano e giravano ma non trovavano mai qualcosa di diverso. Lì ebbi l’idea, e dissi: “Va bene, voglio proprio vedere se ci sta sempre la stessa cosa”. Così ho sviluppato un disegno stilizzando l’ampolla di San Gennaro, pensando a lui, ho realizzato il ciondolo e l’ho indossato io stesso perché sono devoto. Su consiglio degli amici poi l’ho proposto a Museo del Tesoro di San Gennaro, che ha accettato di collaborare e metterlo in vendita dedicandomi una vetrina sia nella Cappella che nel bookshop. In circa un anno e mezzo abbiamo venduto oltre mille ampolline. Lo hanno comprato anche personaggi famosi come Lello Arena, Enzo Avitabile, gli attori de “La Squadra” o Natalie Imbruglia che, vedendo questo oggetto in vetrina, si è tolta una catenina con una croce di brillanti dal collo e senza farsi mettere l’ampollina nell’astuccio l’ha indossata direttamente, facendosi fotografare davanti a San Gennaro. Ora ho avuto l’onore di realizzare una nuova linea, che è la mitra di San Gennaro realizzata in sei pezzi diversi e porta, dietro, una croce che è proprio quella che ha l’ampolla.

Tu lavori l’argento, sei un artista, eppure la tua attività principale è quella di vendere fiori in questo chiosco fuori all’Accademia di Belle Arti. Come mai?

Io sono artigiano orafo, però i fiori sono la mia passione, per me i fiori sono vita e forse San Gennaro così mi ha mandato il suo messaggio, con i fiori. I fiori con i loro colori si fanno vedere, ci dànno il loro spettacolo, e poi si sacrificano morendo e regalandoti un colore. Io, quando sarà, sarò un fiore. San Gennaro è come i fiori, ha sacrificato se stesso per noi e anche se non conosciamo bene la sua storia, dentro di me io so che è esistito e si è sacrificato per noi. Secondo me, quando una persona si sente parte della natura trova sempre qualcosa di speciale in se stesso. Anche con i fiori riesco a creare, ad esempio oggi ho realizzato trenta bouquet tutti diversi pur avendo gli stessi fiori: è perché creare mi viene da dentro, non ho mai copiato nessuno, neanche me stesso. Io reputo di essere un ignorante, però sin da bambino il mio sogno è stato essere me stesso.

Poi fai quadri, presepi.

Sì faccio quadri, presepi, mi diverto molto in tutto. E anzi ti dico una cosa: è come se i presepi fossero sempre il ciondolo. Il presepe è una creazione che scorre come il sangue, che vive e non termina mai. Il presepe napoletano non è mai completo, sei tu che decidi di terminarlo.

Volevi anche dire una cosa ai napoletani.

Volevo dire che devono capire che Napoli è la città più artistica del mondo, è una città super preziosa. Solo se passeggiamo, stiamo camminando sulle stesse pietre dove sono passati i migliori artisti e le persone migliori che hanno donato molto a questa città. Totò, Eduardo e così via sono persone di cui Napoli si è impregnata. Tutti i napoletani sono grandi artisti perché vivono nella città più bella del mondo, e quello che hai intorno, quello che tocchi un po’ di energia te la dà. Il napoletano però deve capire oggi che tutto questo è stato fatto con fatica ieri, e fa parte di un’anima preziosa. Il napoletano è un po’ scugnizzo, però è quella persona che se tiene solo un pezzo di carne lo fa in due e te ne dà metà, perché un’anima preziosa e speciale. In altri posti, magari, se stai morendo ti lasciano morire. È una questione di sangue.

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