Stesa a Forcella, la donna ferita: “Mi sento una miracolata, ma non torno a casa”

Forcella. Un quartiere di Napoli che occupa da troppo tempo le pagine di cronaca locale e nazionale, in cui si parla di morte, delinquenza, criminalità e prostituzione. Un quartiere rovinato da chi non ha a cuore la sua città. Che crede di essere un capo, un boss, un leader e per tale motivo pensa di potersi concedere di tutto. Anche di sparare all’impazzata, incurante degli innocenti attorno.

Domenica sera questo quartiere si è reso scenario di un ennesimo atto di violenza che ha causato la gambizzazione di una donna, Anna Celentano, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi fuori al suo balcone. Un po’ come Annalisa Durante e Maikol Giuseppe Russo, che hanno pagato con la vita l’errore di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Due giovanissime vite stroncate per errore. Un errore irrimediabile, che non restituirà questi figli ai genitori che ancora non riescono a darsi pace.

Anna è stata fortunata. Perché nonostante lo spavento e il dolore, oggi può raccontare la sua triste vicenda: “Ero fuori al balcone, quando ho avvertito come una fitta, un dolore improvviso: sembrava quasi la punta di uno spillo, ma più forte. Poi un bruciore tremendo. Ho urlato, avevo capito che mi avevano colpito con colpi di pistola“. Immediati sono stati i soccorsi, ed è stata subito trasportato all’Ospedale Loreto Mare: “Ho visto la morte con gli occhi. Mi sento una miracolata”. 

Appena stazionate le sue condizioni, Anna ha lasciato l’ospedale ma non è tornata a Forcella: “Per ora non voglio tornare a casa”. E ha preferito almeno in maniera momentanea trasferirsi da alcuni parenti per riprendersi dall’incidente.

La polizia continua ad indagare, con la speranza di fermare i colpevoli di questo scellerato gesto. Un quartiere tenuto in pugno da due fazioni criminali, con a capo giovani appena maggiorenni e che hanno in pugno e sono venerati da ragazzi, spesso minorenni, che vedono in questi giovani boss la possibilità di diventare“importanti” ed essere rispettati”. 

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