L’intervista al nuovo presidente della Fuci di Napoli: Gaetano Manzari

Foto, da destra a sinistra: il nuovo presidente Gaetano Manzari, il cardinale Crescenzio Sepe, il nuovo segretario Francesco Caccavale. Il cardinale Sepe ufficializza le nomine rispettivamente del nuovo presidente e segretario.

In via Mezzocannone 101 è situata la sede della Fuci di Napoli, dove sono state tenute le elezioni il 29 novembre per la nomina di presidente. I membri dell’associazione hanno eletto all’unanimità il napoletano Gaetano Manzari.  Il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha confermato la nomina il 23 gennaio. La notizia è stata divulgata anche attraverso il settimanale diocesano della Diocesi di Napoli: Nuova Stagione.

Notizia della nomina del nuovo presidente e segretario Fuci di Napoli dal settimanale Nuova Stagione. Fonte: https://www.facebook.com/FuciNapoli/photos/a.1468948146710894/2256988881240146/?type=3&theater

Il Presidente ci ha offerto la possibilità di fargli un’intervista inerente alla sua nomina, i suoi obiettivi e una sua riflessione sulla Fuci. Prima di passare alla parte saliente del documento, vi facciamo conoscere la Fuci descrivendo in breve la sua storia.

L’acronimo sta per “Federazione Universitaria Cattolica Italiana”, vanta un lungo passato che inizia ufficialmente nel 1896 a Fiesole, anche se le premesse di creare una simile organizzazione nascono prima. Nasce come risposta dai giovani studenti cattolici che vivono in ambienti accademici italiani impregnati di positivismo e anticlericalismo.

Ben presto sorgono circoli universitari legati alla Federazione, ma non è tutto rose e fiori: ci sono delle discussioni intestine su quali fossero i punti d’interesse se esclusivamente religioso oppure anche politico, culturale e sociale.

La Fuci abbraccia questi ultimi aspetti tanto da rendersi indipendente dal movimento cattolico, ciò nonostante non abbandona la fedeltà alla Chiesa. Alcuni anni prima della Grande Guerra, ci sono posizioni contrastanti tra circoli universitari che parteggiano secondo i casi con i neutralisti o interventisti.

Il Dopoguerra diventa un periodo statico, almeno fino al 1925 grazie a un cambio di guardia ai vertici della Federazione tanto da portare a una rinascita culturale. La Federazione non passa inosservata al fascismo che le mette i bastoni fra le ruote, tuttavia riesce faticosamente a sopravvivere.

Alla guida della giovane Repubblica Democratica ci sono stati politici della Dc che sono passati per la Fuci, ad esempio: Aldo Moro, Giulio Andreotti, Gaspare Ambrosiani, Guido Gonella, Giorgio La Pira etc. In questo periodo, la Federazione è molto attiva politicamente e si fortifica attraverso un’intesa universitaria, trattasi di un coordinamento tra associazioni cattoliche. Tuttavia il ’68 mette seriamente in discussione le fondamenta dell’organizzazione, in quanto sono messi in crisi i valori tradizionali della società oltre a mutare il volto delle università.

Dopo che la Dc e il partito di sinistra perdono il loro protagonismo in politica, la Fuci inizia a muovere una forte denuncia sulla modifica delle istituzioni, poiché diventa sempre più forte il divario tra società civile e politica.
Nella Fuci ci sono gli studenti universitari appartenenti ai più disparati atenei italiani. L’associazione vanta una certa stima tanto nell’ambiente religioso quanto in quello accademico.

Salve Presidente, da dove nasce la sua passione per la politica?
«Guardi mi sono formato nella chiesa di San Ciro a Portici nell’associazione Giovani di Azione Cattolica diretta da  mons. Raffaele Galdiero. In questo luogo, ho maturato la coscienza del bene comune di conseguenza una visione politica».

Perché ha scelto di far parte della Fuci di Napoli?
«Cercavo un luogo per esprimere le mie idee, ho avuto confidenza con la Federazione da quando frequento i miei studi universitari di Giurisprudenza alla “Federico II” di Napoli. Grazie alla Fuci, sono riuscito a trovare un luogo per me, non un partito, qualcosa di diverso dove non ci fossero logiche di appartenenza».

Si sarebbe aspettato di rivestire un ruolo così importante nella Fuci di Napoli?
«Sono entrato nella Federazione come tutti gli altri nuovi arrivati, cioè da semplice fucino. Da subito mi sono dato da fare per lavorare insieme a tutti gli altri, il mio modus operandi è sempre lo stesso, cioè spirito di abnegazione e tanta umiltà. Ci credevo tanto nell’essere nominato presidente, la mia opportunità si è presentata nell’ultimo anno di scadenza del mandato della presidenza. Non le nascondo che molti fucini, tra cui l’assistente don Giuseppe Cuomo, mi hanno proposto di rivestire un tale ruolo. L’idea di occupare questa carica da un lato mi ha lusingato, poiché ho avuto la stima dai membri della Federazione, dall’altro è diventato motivo di tensione perché ho avuto consapevolezza del gravoso onere cui sarei andato incontro. Quando mi sono candidato, ho avuto l’assenso dell’intera assemblea».

Quali sono i suoi obiettivi?
«Ciò che dico da sempre: la Fuci nonostante abbia una certa età con i suoi 120 anni, resta ancora giovane, viva, vitale. Il mio obiettivo principale è quello di farla scoprire ai giovani, dunque di andare nelle parrocchie, università, istituzioni democratiche, per fare capire quanto sia importare la formazione politica, sociale e spirituale, perché proprio dai giovani che bisogna ripartire per avere un futuro migliore, una classe dirigente che sappia effettivamente governare il nostro Paese. Di recente, sono riuscito ad avere uno spazio, dove ho costruito un’aula studio aperta dalle 9 alle 18 a tutti quelli che vogliano avere un angolo di serenità da dedicare alla cultura. Inoltre, sto organizzando dei convegni concernenti diverse tematiche tra cui la politica, per esempio nel mese di aprile avrà luogo il convegno “Tribuna politica: quale Europa?”, il cui fine è di convocare tutte le forze politiche del territorio, in vista delle elezioni europee del mese di maggio, per farle dialogare su quale Europa vogliamo e che tipo d’idea abbiamo di Europa».

Che tipo di rapporti ha con la Fuci centrale?
«Grazie alla figura che rivesto sto in stretto contatto con la Fuci centrale, che ci confrontiamo su quella che possa essere la strada da percorrere insieme».

Crede che la Fuci stia perseguendo la strada giusta?
«Sì, credo che la Fuci sia coerente con quanto si è prefissato di fare, cioè di inserirsi nella società e fare politica. Tuttavia considerando la politica di oggi e i tanti attori, la Fuci dovrebbe far sentire maggiormente la propria presenza senza evitare di arroccarsi nelle rispettive sedi».

Sitografia:
– http://fuci.net/chi-siamo/storia

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