Attentati a Napoli, i soci della pizzeria: “Ci spremono come limoni. Vengono 20 di loro”

“La verità è che questi per troppi anni ci hanno spremuti come dei limoni. Prima i cento euro alla settimana per le famiglie dei carcerati, poi 5 o 10mila euro per Natale e Pasqua e non è ancora finita. Vengono nel locale, sono venti di loro, si seggono e prendono panini, pizze, panzarotti, oppure se li fanno mandare a casa” queste le dichiarazioni riportate da Il Mattino.

Questa è la dichiarazione dei soci della pizzeria Di Matteo, il negozio di recente vittima di spari contro la saracinesca ad opera della malavita organizzata nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 febbraio.

I ristoratori non erano consapevoli di essere intercettati dai carabinieri e hanno dato sfogo alla frustrazione dettata dalla situazione e dalle indagini sul racket nel centro storico: finalmente si è rotto il regime di omertà durato quasi otto anni.

Una sorte simile era già capitata alla pizzeria Sorbillo in Via Tribunali e alla pizzeria Terra Mia in Via Duomo. La camorra del centro storico porta il nome dei Sibillo, dei Giuliano, dei Buonerba. Dietro di loro organizzazioni più grandi come quelle dei Contini, dei Rinaldi e dei Mazzarella.

A finire in manette grazie ai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, sono stati Vincenzo SibilloGiosuè NapoletanoGiovanni Ingenito e Giovanni Matteo.

Sono questi gli eredi dei Sibillo sgominati: è un nuovo attacco alla cosiddetta “paranza dei bambini”. Le indagini sono state condotte dai pm Francesco De Falco e John Henry Woodcock con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

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