La “Mazzarella di San Giuseppe”: la reliquia a Napoli dopo 287 anni. Dove vederla

Chiesa di San Giuseppe dei Nudi. Da Pasqua la reliquia sarà qui

C’è un detto popolare di cui non si conosce bene l’origine che dice di “non sfruculiare ‘a mazzarella e San Giuseppe”. Ebbene, dietro quel detto si cela un prezioso oggetto, riconosciuto ufficialmente come reliquia dalla Chiesa.

In una teca di legno e vetro, ben illuminato, c’è il bastone appartenuto a San Giuseppe, marito della Vergine Maria, che usò nella lunga strada che lo condusse a Betlemme.

Il bastone si trova nelle sale dell’Arciconfraternita di San Giuseppe de’ Nudi e a mostrarlo è il soprintendente Ugo de Flaviis.

La reliquia venne portata a Napoli da un celebre cantante castrato d’inizio ‘700, Nicolò Grimaldi in arte Nicolini che l’aveva ricevuta in Inghilterra, in circostanze misteriose, dagli eredi del comandante della contea del Sussex che l’aveva sottratta ai carmelitani.

Ogni fedele napoletano voleva toccarla ed è forse per questo che, nella concitazione generale, un servitore di Nicolini, il veneto Andrea Musciano, usava dire “no sfregolar la massarella” che, in breve tempo, divenne “non sfruculiare la mazzarella”.

Il cantante, in punto di morte, decise di affidare la reliquia al cognato, Nicola Fago, chiedendogli di tutelarla in ogni modo: Fago pensò che la maniera migliore per proteggerla sarebbe stata affidarla alla congregazione di San Giuseppe de’ Nudi che se ne sarebbe presa costante cura.

Correva l’anno 1732 e, da quel momento, la “mazzarella di San Giuseppe” non è stata mai più esposta al pubblico fino ad oggi, 19 marzo 2019, giorno in cui si festeggia San Giuseppe e la festa del papà.

Il bastone è stato esposto nella sala di via Mancinelli, 14 della congregazione per la prima volta dopo 287 anni e troverà poi la sua ubicazione ufficiale e definitiva a Pasqua nella Chiesa di San Giuseppe de’ Nudi.

La sede della congregazione e la Chiesa di San Giuseppe de’ Nudi sono già una culla d’arte. Possiedono una quadreria che comprende oltre 130 dipinti con opere del Parmigianino, di Luca Giordano, di Andrea Vaccaro e una raccolta di reliquie e parametri sacri.

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