Piove a dirotto a Napoli, barista regala l’impermeabile a un clochard: “Serve di più a te”

clochardUna storia tanto semplice quanto straordinaria nella propria umanità. L’episodio ha avuto luogo a Napoli nella notte tra il 23 e il 24 novembre, ed ha come protagonisti un barista ed un clochard. A narrarlo è Massimiliano, che ha assistito a tutta la scena: di seguito il racconto.

“Questa notte, verso le 2,30, all’uscita da una serata di blues, ci siamo fermati in un bar di piazza Municipio per prendere un caffè. La piazza come tutti i napoletani sapranno, è stata adornata dalle statue di circa 100 lupi, fortunatamente piazzati verso il municipio e non verso il mare. Bene, tornando al mio racconto, mentre gustavamo un ottimo caffè, si è fermato all’ingresso un clochard napoletano (badate bene, all’ingresso. Questo evidenzia l’educazione del clochard, che conscio di poter, con la sua presenza, infastidire qualche cliente, non è entrato nell’esercizio).

“Lo stesso, rivolgendosi al barista, gli chiede: “M”o facisse nu cafè? Però stasera nun tengo soldi”. Il barista per niente infastidito e con tono pacato gli risponde: “Certo… Vulisse pure na pasta o na pizzetta?”. Il clochard strizzando gli occhi, a mo’ di gratitudine, e scuotendo la testa gli dice “Mo, grazie, m’abbasta nu cafè cavere… Stasera l’aria è fresca”. Il barista gli prepara il caffè in monouso e girando intorno al bancone glielo serve all’uscio.

“Il clochard, allora, stringendoselo tra le mani e con occhi sorridenti gli dice “Grazie. ‘A maronna t”o renne”, ed il barista “Nun ce pensà… pienza a stà bbuono”. Dopo pochi minuti il barista entra per poi subito uscire da una porticina di lato al banco, con un giubbino azzurro della Legea tipo impermeabile. Esce fuori dal bar per andare incontro al clochard fermo a pochi metri a bersi il caffè. Allungando le mani che stringono il giubbetto verso il clochard, lo guarda con occhi che esprimono più di 1000 parole. Il napoletano (trovo non giusto etichettarlo sempre come clochard, alla fine è un napoletano che o per sfortuna o per scelta, ha un tipo di vita diversa dalla mia) gli fa “Ma è ppe mme?”, ed il barista di risposta “Sì, è ‘o mio, ma stasera serve cchiù a te. Chiove assaje”.

“A Napoli un caffè costa 80-90 centesimi, dovrebbe costare almeno 10 euro per la tradizione che lo rende così buono, per la passione di chi lo fa e per l’amore che lo accompagna. A Napoli l’aiuto non si aspetta che lo si chieda, trovi sempre pronto qualcuno che capisce il momento ed è pronto a darlo. Napoli ti amo sempre di più e spero che esca sempre fuori il tuo amore, il tuo folklore, e che la minoranza che rovina questa città capisca presto che non è la città per lei.

“P.S.: caro Sindaco, i lupi sono più adatti ad altri scenari , non al nostro , ccà già ne tenimme assaje!”

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