Incubo Morandi, i 20 ponti pericolosi d’Italia: uno collega Napoli

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Il 14 agosto del 2018 il Ponte Morandi di Genova crollava uccidendo fra le macerie 43 persone. Insieme al dolore per le vittime, la tragedia ha portato con sé la paura: come possiamo essere sicuri che la strada, il viadotto che percorriamo quotidianamente non ci crolli sotto le ruote da un momento all’altro? Chi può dare una garanzia tanto ovvia e naturale se i risultati di controlli e manutenzioni possono essere alterati persino negli atti pubblici?

La Procura di Genova, all’indomani della tragedia, ha lanciato un’inchiesta sulla sicurezza di ponti e viadotti italiani. Quel che ne è emerso, secondo quanto pubblicato da Repubblica, è che sono ben 20 i ponti italiani che rischiano di diventare luogo di tragedie simili a quella del Morandi. Secondo gli allarmanti dati, solo lungo l’autostrada fra Liguria e Piemonte sarebbero 18 i viadotti pericolanti.

Fra questi il Pecetti ed il Fado, sulla A26, chiusi entrambi lunedì sera.

Spostandoci nel nostro Sud troviamo il Paolillo, in Puglia, sulla tratta che collega Napoli a Canosa di Puglia.

Altri sono il Moro, a Pescara;

il viadotto Vegnina, sulla A26;

il viadotto Coppetta, sulla A7;

Ponticello ad Archi, sulla A10;

la sottovia Schiantapetto, sempre sulla A10;

il viadotto Biscione, sulla A26;

il ponte Scrivia, sulla A7;

il ponte statale del Monferrato, sulla A26;

il Rocce Nere, sempre sulla A26;

come il Bormida, lo Stura 5 ed il Gargassa;

il Busalla ed il Coppetta, sulla A7;

il Veilino, il Bisagno e il Sori, tutti in A12.

La cosa che fa rabbrividire è che secondo i dati raccolti da Autostrade e Spea, ditta che si occupa del monitoraggio, nessuno di questi ponti supererebbe il livello di rischio di 50. Se, invece, ci si affida alla consulenza tecnica dell’inchiesta, il livello di rischio risulta sensibilmente più alto. Questo confermerebbe che gli organi di controllo redigano delle valutazioni dove il livello di rischio viene artificialmente “sgonfiato” ed abbassato per rientrare negli standard e non operare lavori di manutenzione.

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