Crolla la Vela Verde: “Questo è solo l’inizio. Scampia vuole tutto”

Vela verde

Napoli – Che quella di ieri sia stata una giornata memorabile per gli abitanti di Scampia è già stato abbondantemente detto. Che l’abbattimento della Vela A – anche chiamata Vela Verde – abbia messo un punto alla stagione “Scampia = Gomorra”, pure.

Eppure, ci sono cose che non sono state dette. Atmosfere che vanno al di là delle parole e che rendono difficile, impossibile quasi, descrivere l’aria che si respirava ieri mattina nella periferia partenopea. Centinaia di nasi alzati a guardare enormi pezzi di cemento crollare, portando con sé – si spera – i preconcetti che hanno martoriato il territorio e la popolazione più di quanto l’amministrazione e i cittadini non siano riusciti a fare da soli. Balconi, camere da letto. Qualcuno avrà visto il proprio balcone cadere giù per primo. Si sgretola sotto gli occhi dei residenti la scritta “Scampia mica è una put*ana. Fra, non te la do”. Il silenzio è quasi surreale per chi conosce e vive giornalmente il quartiere. I clacson non suonano, nessuno urla. I ragazzini sulle bici si fermano a guardare l’escavatrice. Di fronte, affacciati ai terrazzini della Vela Celeste, decine di persone.

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In prima linea, a festeggiare, gli uomini e le donne del Comitato Vele di Scampia. “E questa è solo la prima, non è finita qui”, urla uno di loro.

Emblematico, sulla facciata interna del palazzone, lo striscione apposto dall’Associazione. “Questo è solo l’inizio. Scampia vuole tutto”, riferito al progetto di riqualifica “Restart Scampia”. “L’emozione è straordinaria. Abbiamo cominciato più di vent’anni fa e abbiamo fatto un percorso straordinario” ha urlato Omero Benfenati, membro del Comitato, da un palchetto improvvisato all’interno dell’area stampa. “Con grande determinazione, ci siamo fatti ascoltare. La giornata di oggi non segna una fine. Dobbiamo continuare a lottare per chi ancora oggi vive in questi mostri di cemento, per chi non ha ancora ricevuto l’assegnazione”, ha detto. Molte famiglie, in larga parte occupanti, non sono risultati idonei all’assegnazione dell’alloggio all’interno delle nuove costruzioni. Spostatisi in prima battuta nelle strutture adiacenti, negli scorsi mesi hanno protestato diverse volte contro l’abbattimento e il progetto di riqualifica.

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Ancor più che nell’aprile 2003 – data di abbattimento della Vela H –, gli abitanti di Scampia hanno avvertito fortissima l’esigenza di liberarsi di questo “mostro di cemento”, ingombrante in tutti i sensi. Chi ha vissuto, chi vive ancora oggi all’ombra delle Vele, è cosciente delle condizioni di disagio in cui versa. Ma povertà non è sinonimo di disonestà. Alle persone per bene, l’etichetta di camorrista sta stretta. “Scampia non è Gomorra”. Lo si legge sulle Vele, sui muri del quartiere, lo gridano forte i ragazzi fuori dalle scuole: “Scampia non è Gomorra. Noi non siamo Gomorra”.

Vele di Scampia

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