Coronavirus, da Bergamo la lettera di un napoletano: “Qui sembra di stare in guerra. State a casa”

 

bergamoLa città di Bergamo è una delle più colpite dal Coronavirus con tantissimi deceduti e bare che sono state prelevate dall’esercito perché nei cimiteri non c’era più posto. Proprio da Bergamo è arrivata una lettera alla nostra redazione di un cittadino napoletano che vive lì. Ha voluto lanciare un messaggio chiedendo ai napoletani di stare a casa.

Ecco la lettera: “Un appello ai fratelli napoletani: Sono un napoletano che vive a Bergamo.

“Carissimi fratelli napoletani io sono napoletano, anche se vivo a Bergamo. Qui quello che sta accadendo è una cosa incredibile, assurda sembra di essere in  guerra. Non si contano morti e intubati, io stesso ho perso amici e colleghi. Vi scrivo cari fratelli napoletani perché io mi sento e mi sentirò sempre napoletano, e vi invito a non uscire di casa a non prendere con leggerezza questa epidemia, non fate che Napoli e il popolo napoletano si infetti come è successo a Bergamo e Brescia“.

Cari fratelli napoletani fatelo per la nostra città, per la nostra gente, tanto noi napoletani non ci aiuterà mai nessuno, ce la dobbiamo cavare da soli, basti vedere la nostra sanità campana distrutta con ospedali indegni per una città come Napoli. Oggi vedo noti politici campani che vogliono dire e fare, avessero pensato a risolvere i problemi della nostra sanità campana, saremmo più sereni e tranquilli, e invece ancora oggi fanno le dirette per fare cabaret e pagliacciate usando termini triviali invece di mettersi a lavorare per la nostra sanità che è un disastro. Qui c’è poco da fare il cabaret e pagliacciate per nascondere al popolo napoletano e campano il disastro che ci ritroviamo.

Perciò cari fratelli napoletani aiutiamoci noi stessi come fecero i nostri nonni i nostri avi, incominciate col non uscire da casa. Non pensate che sia una barzelletta, una città grande come Napoli e la sua provincia con un hinterland così popolato., con vicinanze i collegamenti tra la città e la provincia che nei periodi normali sono una cosa bellissima e utilissima, ma in questo periodo sono una sciagura. Penso ai napoletani che dalla città si recano  per lavoro nei paesi, e coloro che dai paesi al contrario che si recano a Napoli per lavoro. Siamo tutti a rischio se accade quello che è accaduto a Bergamo: da Alzano Lombardo, pochissimi km da Bergamo, hanno portato il contagio a Bergamo città e tutta la sua provincia bergamasca fino a Brescia. Nella nostra Napoli e la nostra provincia sarebbe la fine.

Cari fratelli napoletani ancora una volta ve lo chiedo da napoletano a napoletani, e mi rivolgo in particolare alle popolazioni dei rioni e quartieri popolari, come Rione Sanità, ai Vergini, la Pignasecca, il Borgo Sant’Antonio, dove ci sono mercatini popolari e bellissimi, ma dove si può fare tanta folla. Non scendete tutta la famiglia per andare a fare la spesa, non scendete con l’amica e la signora accanto. Ci sarà tempo per rifarlo, adesso scendete uno a famiglia. Vi raccomando cari fratelli napoletani, state attenti che Napoli non è Bergamo non è Brescia, che anche essendo piccole città e avendo una buonissima sanità solo allo stremo. Pensate a Napoli cosa accadrebbe con i nostri Ospedali.

Non voglio essere ripetitivo e ossessivo ma vivendo a Bergamo e vedendo cosa sta accadendo qui a Bergamo, mi vengono i brividi a pensare alla mia città e alla mia gente; a Napoli ho i miei fratelli, i miei cugini, amici, perciò lo  dico da napoletano ai napoletani: state attenti e fatelo per la nostra città, fatelo per la nostra gente, tiriamo fuori la fierezza di essere napoletani. Noi siamo napoletani e fieri di esserlo, aiutiamoci passando la voce tra i bassi e tra i vicoli perché ci dobbiamo salvare tutti e tutti assieme restando a casa. Napoli e i napoletani nel cuore.

Saluti cari fratelli napoletani e anche ai nostri fratelli della provincia napoletana, dimostriamo che siamo gente per bene, civile e con coscienza e che altre zone del Paese non hanno proprio nulla da insegnarci e rimproverarci. Viva Napoli e la sua provincia. San Gennà miettece ‘a mana toja ‘o frato“.

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