Coronavirus, il Comune di Napoli: “Riaprire i mercati e permettere le consegne a casa”

mercato di antignanoL’assessore al commercio del Comune di Napoli, Rosaria Galiero, tramite un comunicato stampa del 14 aprile 2020, contesta le misure ancora più restrittive rispetto a quelle previste dal Governo, adottate dal governatore Vincenzo de Luca, in merito alle attività commerciali da sospendere a causa dell’emergenza Coronavirus.

Secondo Galiero andrebbero riattivati i servizi di consegna a domicilio per gli esercizi di ristorazione. Inoltre dovrebbe essere consentita la riapertura in sicurezza dei mercati rionali, almeno quelli in struttura, per garantire ad un settore già in crisi un po’ di respiro.

Questo, sostiene Galiero, garantirebbe un più semplice ed ordinato approvvigionamento in molti quartieri di Napoli, anche e soprattutto per gli anziani e tutti coloro che si trovano in difficoltà e che sono impossibilitati a raggiungere i supermercati, alcuni dei quali sono sovraffollati.

“Il giorno di Pasqua, il presidente della Regione Campania ha inteso, con propria ordinanza sindacale, adottare misure più restrittive rispetto a quelle previste dal Governo circa le attività commerciali da sospendere a causa dell’emergenza da Coronavirus (COVID-19).

Si tratta di misure che colpiscono categorie già in ginocchio e, sebbene la giustificazione addotta sia la riduzione delle occasioni di contagio, alcune di esse sono a mio avviso da ritenersi addirittura controproducenti.

Mi riferisco in particolare al divieto di consegna a domicilio per gli esercizi di ristorazione e alla chiusura dei box alimentari dei mercati rionali coperti. Su quest’ultimo punto, ad esempio, ritengo che consentire la riapertura in sicurezza dei mercati rionali, almeno di quelli in struttura, come per altro richiesto con sempre maggiore insistenza dagli operatori, non serva solo a dare respiro ad attività che attraversavano un periodo di grave crisi già prima dell’emergenza ma renda anche più semplice e ordinato l’approvvigionamento in molti quartieri di Napoli.

Ciò assume particolare rilevanza in periferia, dove i supermercati sono pochi e spesso distanti dai grandi agglomerati residenziali, il che li rende sovraffollati e molto difficili da raggiungere per gli anziani o per chi non è dotato di veicolo. Va inoltre detto che il commercio cosiddetto mercatale, che da sempre basa la propria concorrenzialità su una politica di contenimento dei prezzi, consente il rifornimento alimentare anche alle categorie meno abbienti.

Allo stesso modo riaprire, sempre nel rispetto delle norme sanitarie e obbligando all’uso dei DPI, alla consegna a domicilio di pasti caldi e cucinati dalle attività di ristorazione consentirebbe, dopo più di un mese di chiusura, a tanti imprenditori napoletani di rifiatare, dando al contempo a molte famiglie, specie quelle di anziani, la possibilità di dotarsi di pasti completi, pronti e caldi, evitando lunghe file e assembramenti ai supermercati”.

Poi Galiero prosegue, disapprovando anche il fatto che la pizza (che ha avuto il riconoscimento dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità), proprio in Campania, a causa dell’emergenza Coronavirus, non può essere consegnata a domicilio, mentre in tutto il resto d’Italia si.

“In questo contesto vale la pena sottolineare, come per altro già fatto egregiamente dalle associazioni di categoria, che c’è un alimento che ha reso la nostra città famosa nel mondo e ha avuto il riconoscimento dall’Unesco quale patrimonio immateriale dell’umanità, ovvero la pizza che può essere consegnata in tutta Italia tranne che in Campania.

Sulla scorta di quanto fatto dal Comune di Napoli in termini di esenzione dai tributi locali, per tutte le categorie danneggiate dall’emergenza va inoltre previsto dalla Regione Campania, con la stessa forza e polso fermo con cui ha disposto la chiusura, un adeguato indennizzo teso a coprire i costi di fitto, utenza e delle altre scadenze che gli imprenditori non possono fare a meno di onorare”.

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