Napoli, chiude il locale ma non abbandona i dipendenti: “Ho venduto anche la fede per pagarli”

La storia di Vincenzo Capasso, ristoratore di Napoli, è una di quelle che, in tempi come questi, ci dà una ragione in più per andare avanti. A raccontarla è il servizio di Daniela Volpecina, andato in onda a “Tagadà” su La7.

“Io sono nato e cresciuto qui e non ci voglio andare via. Ho chiuso dal 26 ottobre quando non ce l’abbiamo fatta più. San Gregorio Armeno è vuota. Siamo a novembre, ci dovrebbero stare milioni di persone come ogni anno. Da bambino ricordo che era sempre piena di gente allora crescendo ho pensato di investire in questa zona.”

“Ho aperto l’attività con 12 dipendenti. Adesso ne sono rimasti 6. Ho dovuto vendere delle cose preziose che avevo per mantenere i ragazzi. Mi sono tolto la fede nunziale, l’anello, delle collanine. L’ho dovuto fare perché i ragazzi in me vedono la loro speranza e non potevo abbandonarli.”

“Ho avuto una perdita altissima. Da 100 coperti sono sceso a tre, due. E pensare che ci ho messo 30 anni a realizzare il mio sogno e oggi mi ritrovo col mio locale chiuso. Oggi mi ritrovo a non sapere nulla. Ho cercato di dare ai miei figli quello che a me è mancato.”

Sogni e speranze andati in frantumi con l’avvento della pandemia che ha messo in ginocchio l’economia campana. Ma Vincenzo Capasso, il ristoratore di Napoli costretto a dover chiudere l’attività, si è distinto anche in un momento buio come questo. Ha accolto la disperazione dei suoi dipendenti e si è sacrificato ulteriormente per offrire loro il suo sostegno.

 

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