Napoli, gli anticorpi monoclonali funzionano: 8 pazienti su 10 evitano il ricovero

anticorpi monoclonali ospedale del mareOtto dei primi dieci pazienti contagiati da Covid-19 e curati con la terapia di anticorpi monoclonali all’Ospedale del Mare hanno dato segni di miglioramento e non hanno avuto bisogno di essere ricoverati. Il dott. Vincenzo Nuzzo, primario del reparto di Medicina sub-intensiva Covid del presidio di Ponticelli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a La Repubblica, spiegando gli intenti di tale operato che, a ben vedere, sta dando i suoi frutti.

I risultati si vedono nel lungo periodo, ma fino a questo momento stiamo ricevendo una buona risposta, perché stiamo riducendo il ricovero di pazienti considerati ad alto rischio. Per altri due casi è stato invece necessario il trasferimento in ospedale dei malati“. Il motivo del ricovero, ha sottolineato il primario, è il seguente: “erano al limite, sia per il tempo di inizio della cura, sia perché stavano diventando sintomatici”.

Due settimane fa un uomo di 57 anni, dializzato, diabetico e iperteso, era stato il primo ad essere sottoposto a questo tipo di cura che prevede l’utilizzo degli anticorpi monoclonali, che ha un costo di duemila euro. E Il farmaco viene somministrato in vena in un’unica seduta della durata di circa un’ora. Tuttavia, spiega Nuzzo, “non è una terapia che può essere utilizzata a tappeto, bisogna individuare con attenzione i pazienti“.

Come sottolinea il primario, i pazienti compatibili con la terapia vengono scelti in collaborazione con il territorio e con l’Usca (Unità Speciale di Continuità Assistenziale). “L’Usca ci segnala i casi e noi poi valutiamo la situazione e la compatibilità con la terapia“. Dopodiché il medico ha fatto un esempio di caso in cui la terapia potrebbe riportare delle complicazioni.

Se il paziente ha bisogno di ossigeno, ad esempio, il trattamento con anticorpi monoclonali non è indicato ma anzi rischia di rivelarsi dannoso, perché nella prima fase si può manifestare un lieve peggioramento delle condizioni“, spiega il dott. Nuzzo.

Non conoscendo la terapia, i pazienti all’inizio erano comprensibilmente preoccupati La fascia di età degli stessi a cui viene somministrata comprende quelli dai 50 anni in su, anche se in teoria potrebbe essere utilizzata anche con i bambini. Tuttavia, all’Ospedale del Mare non si somministrano ancora gli anticorpi monoclonali ai pazienti pediatrici.

In altri casi invece è bene assecondare le volontà dei familiari: “Ci avevano segnalato una donna di 102 anni, Eravamo pronti, ma poi i familiari hanno preferito soprassedere”.

La funzione dei monoclonali è di bloccare la proteina “Spike” del coronavirus, consentendo di evitare l’insorgere delle forme più gravi della malattia. “Al momento stiamo applicando un singolo anticorpo, ma è stata approvata anche la combinazione con due anticorpi e ci stiamo attrezzando per essere in grado di somministrarla “, ha affermato Nuzzo.

L’Asl Napoli 1, diretta da Ciro Verdoliva, ha come obiettivo quello di intensificare il ricorso alla terapia. “La prima settimana abbiamo fatto una somministrazione al giorno, da venerdì stiamo provando a farne due, perché siamo convinti che la partita contro il Covid- 19 non si gioca con una sola carta”, afferma ancora Nuzzo.

Il vaccino è fondamentale, la prevenzione, il distanziamento sociale e le mascherine restano indispensabili, ma se riusciamo a diminuire il ricovero dei pazienti più a rischio, come gli obesi, i diabetici gravi, quelli affetti da insufficienza renale cronica, allora gli ospedali e le terapie intensive respirano e l’intero sistema ne trae un enorme beneficio“.

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