Dalla passione per la scrittura al suo primo libro, il racconto di Martina Boselli

martina boselliMartina Boselli, appassionata di scrittura, ma anche insegnante che ci aveva raccontato com’era studiare con i ragazzi in DAD, ora ha voluto parlarci della sua passione, nata sin da bambina e del suo sogno, diventato realtà, quello di pubblicare un libro. Martina è una giovane ragazza di Napoli che, come tutti, ha da sempre un sogno nel cassetto, quel desiderio da esaudire. Ma da cosa nasce questo desiderio?

Martina Boselli, nota su Instagram per condividere con i suoi follower alcune sue frasi e poesie, diventate virali negli ultimi mesi, ha raccontato a VesuvioLive come è nata la sua passione per la scrittura e quando ha capito che sarebbe potuta diventare qualcosa di più. Queste le sue parole: “Ho iniziato a scrivere sin da piccola e ho scritto davvero tanto e di tutto. Ricordo che il pomeriggio, quando ero china sul quaderno poggiato sulla mia scrivania verde acqua, inventavo storie. Amori, amicizie, tradimenti, legami cresciuti a metà prendevano vita attraverso le parole e le azioni dei personaggi dei miei videogames preferiti poi, durante l’adolescenza, ho scritto piccole “poesie” che inviavo una volta al mese al giornalino settimanale del mio cuore: “Cioè”. Forse, qualcuno della mia generazione, ancora lo ricorda. Se c’è una cosa che posso affermare con certezza è che ho avuto il desiderio di scrivere realmente da sempre“.

Quando ho capito che sarebbe potuto diventare qualcosa di più? Credo di non averlo mai capito realmente. Io ho scritto e scrivo tutt’oggi per me stessa. Sono stata una privilegiata perché per molto tempo, avendolo fatto attraverso i social, le mie parole sono diventate quelle degli altri e questo, in qualche modo, mi ha spinto a continuare. Mi ha spinto a non nascondermi dietro degli pseudonimi per paura di rivelare a tutti chi fossi e cosa provassi, perché quello che ho capito in questi anni è che in fondo siamo tutti uguali e abbiamo tutte le stesse paure: paura di essere giudicati. Paura di mostrarci totalmente per ciò che siamo. Ho deciso di mettere da parte tutte queste paturnie e di inseguire il mio sogno“.

L’idea di un libro arriva pian piano: “Ero in una situazione di stallo. Hai presente quando ti senti incompleta e sai che devi ricostruirti ma non sai come si faccia? Quando sai che devi chiudere col passato, ma proprio non riesci a mettere un punto fermo? Insomma, non era esattamente quello che definirei un buon periodo eppure, c’era qualcosa in me che voleva uscire a tutti i costi. Qualcosa che bussava forte dentro e mi chiedeva di mostrarsi prepotentemente e, ad un certo punto, ho aperto. Oggi quel “qualcosa” la chiamo la voce della rinascita“.

Per poter rinascere però, avevo bisogno di perdermi ancora una volta. Di perdermi e di andarmi a cercare. Di andarmi a riprendere. Di perdonarmi. Di risalire dagli abissi in cui mi trovavo da tempo e di incamminarmi verso la luce, la positività. Avevo un bisogno disperato di ricostruirmi e l’ho fatto, come al solito, attraverso la scrittura. È la scrittura a salvarmi sempre. Poi, un giorno, mi sono detta che da sole le mie parole non sarebbero mai bastate realmente semmai avessi voluto aiutare qualcun altro e quindi, ho deciso di aggiungere alla struttura di questo mio libro dei “consigli” e delle pagine bianche dove il lettore può prendere nota di come muovere i propri passi verso la rinascita. Può letteralmente appuntarsi tutto e non dimenticare nulla“.

Non ero certa che sarebbe stato pubblicato. Diciamo che questo tipo di genere letterario – self-help per l’appunto – non lo trovi, in questo momento, nel catalogo della casa editrice che mi ha pubblicata, però, la mia editor Anita Sessa, mi ha voluto dare fiducia e ha riservato per me un posto speciale tra quei meravigliosi libri e quando mi ha detto “Ci siamo, ti pubblichiamo” credo sia stata una delle emozioni più forti e paralizzanti della mia vita perché solo in quel momento ho realizzato che sì avrei reso concreto un sogno che avevo da sempre, ma delle persone avrebbero letto il mio libro. Panico! E se non lo avessero capito? Se non lo avessero apprezzato? Sono domande che ti fai anche quando ti dicono “Ho comprato il tuo libro” e a me, quando lo dicono, lì per lì mi viene quasi da dire “Grazie, ma forse è meglio se leggi altro”. Sono strana, lo so”.

Infine, Martina ci ha raccontato il motivo per cui non ha ancora letto il suo romanzo: “Faccio una premessa, dopo aver stretto tra le mie braccia il mio libro, ‘Come il mare di notte’, l’emozione è stata fortissima ma l’ho sfogliato solo appena, buttando un occhio qua e là. Non l’ho ancora riletto pagina per pagina, ma sono certa di una cosa, non cambierei nulla. Perché non l’ho riletto? Perché al suo interno so che ci troverò una parte di me fragile, spaventata, disillusa, fatta a pezzetti piccoli e non credo di essere pronta a rivedermi di nuovo in quelle vesti. Sono abiti che non indosso più da molto tempo ormai, ma so che mi farebbero uno strano effetto a vederli lì. Arriverà il momento, ma non è ora“.

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