” ‘A Cunnulella”: il sogno “proibito” dei ragazzini napoletani

Cunnulella

Una corsa nella “Cunnulella” o “Varchetella“, come molti la definivano, costava solo poche lire, a volte troppe per i ragazzini napoletani. La maggior parte si limitava a guardare l’esibizione degli altri, che riuscivano a salirci e a provocare l’invidia di quei poverelli che se ne stavano giù ad ammirare con il naso all’insù. A ricordarcelo è Lucio Musto.

La Cunnulella era una barchetta (da qui il termine “varchetella”) in legno e lamiera di latta che andava su e giù come un’altalena e la competizione consisteva nell’arrivare il più in alto possibile. Era una giostra, forse troppo costosa per l’epoca ma ambitissima dai ragazzini, i quali riuscivano a salirci solo in rare occasioni come i giorni di festa.

La forma delle cunnulelle era pressoché identica, ma tra loro si differenziavano per le decorazioni. Molto spesso erano semplici, ma talvolta erano ornati con borchie e specchietti, incrostati da decorazioni pompose per attrarre i bambini. Le borchiette erano sagomate, così come i pannelli metallici per non ferire i piedi nudi dei piccoli clienti, pezzetti di specchi per far brillare la giostra e dipinti coloratissimi che rappresentavano sirene e creature marine, in cui si sbizzarriva l’estro del giostraio. La giostra era riservata ai maschietti però nei laterali c’erano delle piccole panchette per accogliere le “signorine”.

La durata della corsa era stabilita prima, solitamente, veniva indicata da un cartello sulla struttura, ma era il giostraio che alla fine decideva di stoppare la giostra. Ne esistevano varie disseminate per Napoli e una di queste era quella che si trovava presso la chiesa di Santa Maria della Sanità, più conosciuta come quella di S. Vincenzo, detto “‘o munacone“, per via di una statua sita nella chiesa.

Cunnulella al Rione Sanità
Cunnulella al Rione Sanità

Anche questa piccola giostrina testimonia l’arte di arrangiarsi tipica dei napoletani, che sapevano divertirsi con poco. Pochi spiccioli divisi tra il giostraio, il venditore di bomboloni e il “bancariello” dei giocattoli.

Da citare, infine, il gruppo Facebook “Sei del Rione Sanità se…”, che ci ha dato lo spunto per questo articolo.

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