Castel Sant’Elmo e i misteri delle sue sei punte

Inizialmente si chiamava Belforte e il suo nucleo più antico, una torre di osservazione normanna ricavata in parte dal tufo giallo napoletano, fu costruito intorno al 1170. L’attuale castel Sant’Elmo è ubicato sulla collina del Vomero, a duecentocinquanta metri sul livello del mare, ed è situato in una posizione strategica da cui è possibile vedere tutta Napoli, compresi il golfo e le strade. Per tutti questi fattori, la collina di Sant’Erasmo, chiamata così per una chiesa che fu costruita in onore del santo nel X secolo, è sempre stata un luogo molto ambito. Nel 1329 Roberto d’Angiò vi fece costruire un complesso militare: il Palatium castrum. Successivamente la fortezza fu ampliata secondo i progetti degli architetti Francesco di Vito, Tino da Camarino e Atanasio Primario. Quando i lavori furono ultimati, dopo poco, intorno al 1348, la roccaforte fu assediata dal re d’Ungheria Ludovico, che voleva vendicare la morte di suo fratello. Ma a causa di una pestilenza, l’ungherese abbandonò ben presto il sito che fu occupato da Carlo di Durazzo.

Castel Sant’Elmo dall’altoNel 1416 la nuova sovrana Giovanna di Durazzo vendette la fortezza per 2500 ducati al suo amante Alfonso d’Aragona. Il castello però subì ulteriori e significative modifiche con l’arrivo del viceré spagnolo Don Pedro de Toledo. Quest’ultimo commissionò all’architetto Pedro Luis Escrivà la costruzione di una nuova fortificazione che terminò nel 1537. Anche se parte di questa nuova struttura saltò in aria circa cinquant’anni dopo a causa di un fulmine caduto nella polveriera, dobbiamo proprio a Escrivà la più importante caratteristica di Castel Sant’Elmo: la pianta stellare a sei punte. Senza angoli morti e rientranze, questa particolarità, unita allo schema a “doppia tenaglia”, consentiva alle guardie di poter sparare da tutte le direzioni. Inoltre i bastioni e i fossati scavati nel tufo rendevano la fortezza impenetrabile.

Senza dubbio, nel progettare il castello, Escrivà fu influenzato dalla cultura figurativa “moresca”, come suggerisce la somiglianza tra lo schema geometrico di Sant’Elmo e quello di qualche azulejo andaluso (piastrella di maiolica).

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Azulejo andaluso

Ma quali sono i significati della stella a sei punte? Nella cabala è un simbolo formato dall’unione di due triangoli: quello con la punta verso il basso, indica la materialità e la femminilità; quello con la punta verso l’alto, invece la spiritualità e la mascolinità. Questo simbolo racchiude quindi in sé tutta la sintesi della dottrina occulta.

La stella a sei punte è detta anche “magen David”, scudo di Davide in ebraico. L’esagramma era già usato nell’Età del Bronzo in molte civiltà e in regioni, lontane tra loro, come la Mesopotamia e la Britannia, non si sa se come decorazione o simbolo magico. L’uso ornamentale della stella continuò nel Medioevo, specialmente nei paesi cristiani e musulmani. Con il passare degli anni, l’esagramma identificò sempre più il popolo ebraico tant’é che i nazisti scelsero questo simbolo per individuarlo all’interno dei campi di concentramento.

bandiera d’Israele

Inoltre sebbene lo Stato d’Israele abbia scelto come emblema la “menorah”, il candelabro a sette braccia, il “magen David” è stato mantenuto sulla bandiera nazionale.

Fonti: Antonio La Gala, “Vomero. Storia e arte”, Guida, Napoli, 2004

“Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia”, Touring Editore, Milano, 2003

Paolo Marconi, “Restauro dei monumenti”, Gangemi Editore, Roma, 2012

Gershom Scholem, «La cabala», STAR, Roma, 1992

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