Scavi di Pompei: “Contesto amministrativo, sindacale e malavitoso peggiore del mondo”

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“Il guaio di Pompei è che si trova in un contesto etico amministrativo, sindacale, malavitoso tra i più degradati del mondo”. Parole durissime quelle di Antonio Paolucci, il direttore dei Musei Vaticani. L’intervento è arrivato a margine di un’iniziativa organizzata a Firenze dall’Ente Cassa di risparmio. «La più grande emergenza della tutela culturale in Italia è sempre Pompei: e se Pompei fosse ad Arezzo, Varese o meglio ancora a Zurigo, non ci sarebbero i problemi di cui tanto si parla”. E ancora: “Non importa leggere Saviano per rendersene conto. Quello di cui c’é più bisogno per salvare Pompei è la bonifica politica, amministrativa, legale di quel posto; una volta fatta, tutto comincerà a funzionare”.

Le parole di Paolucci rimbalzano all’ombra del Vesuvio in un giorno particolare, già carico di tensione. «Ogni anno si riduce la fruibilità dell’area archeologica perché mancano custodi e operai». È l’ennesima denuncia firmata da Cisl e Uil che arriva proprio quando era prevista negli scavi la Commissione Cultura del Partito democratico di Camera e Senato che, però, a causa dello sciopero dei trasporti oggi non verrà più a Pompei.
Dopo un colloquio con la soprintendente di Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, e con il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, la Commissione avrebbe dovuto incontrare nell’Auditorium di piazza Esedra, anche i rappresentanti sindacali degli scavi di Pompei. Ma tutto è stato rinviato a data da destinarsi. L’incontro era previsto proprio in un momento particolare, di accesa conflittualità tra sindacati e amministrazione.

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