Dalla Magna Grecia ai Borbone al ‘900: Torre Annunziata tra sfarzo e distruzione

Il mercatino delle 4"r" a Torre AnnunziataLe prime notizie che si hanno del centro abitato, di quella che poi sarà Torre Annunziata, risalgono al periodo magnogreco. Conosciuta col nome di Oplontis, la località sorgeva sulla costa vesuviana. Sotto l’Impero Romano conobbe una stagione molto positiva grazie alla sua funzione di agglomerato urbano della vicina Pompei.

Gli esponenti dei ceti abbienti vi si recavano per rilassarsi nelle sue terme e per distrarsi dalla frenetica vita pompeiana. L’eredità più grande che questo periodo ci ha lasciato sono sicuramente gli “scavi d’Oplonti”, conservatisi grazie all’eruzione del 79 d.C. Dalle ceneri del Vesuvio, però, nacque una fitta foresta, conosciuta come Silva Mala, che fagocitò tutto quello che c’era prima e rimase, sostanzialmente, inabitata fino al Medioevo.

Solo nel 1319 con l’editto di Carlo d’Angiò fu possibile attestare una ripresa delle attività sociali e commerciali. Il re concesse 4 moggi di terra sulle quali costruire una cappella, dedicata alla Vergine dell’Annunciata, che divenne luogo di aggregazione per quegli uomini che ripopolarono il luogo. Fu Muzio Tuttavilla, tra il 1592 e il 1593, a dare il via a dei lavori per la costruzione di un canale, che avrebbe sfruttato le acque del fiume Sarno, per attivare tre ordini di mulini.

La nascita di tale progetto testimoniò non solo la fuoriuscita di Torre Annunziata dall’oblio medioevale, ma anche la rinascita della sua vocazione commerciale. Purtroppo una nuova eruzione, nel 1631, distrusse i frutti del duro lavoro del Conte di Sarno. Ci vollero diversi anni per riportare le cose alla normalità.

Dopo i disordini generati dalla rivolta di Masaniello del 1647 si decise di decentrare le polveriere della capitale, prese d’assalto dai rivoltosi durante la sommossa. La corona vide in Torre Annunziata il posto adatto per assolvere questo compito. Si decise di ristrutturare il canale del Tuttavilla, indispensabile per attivare i macchinari impiegati nella polveriera che iniziò la sua produzione nel territorio torrese.

La vera svolta per la città coincise con la salita al trono di Napoli di Carlo di Borbone. Sfruttando la presenza della preesistente polveriera, il re ordinò la costruzione di una fabbrica d’armi e di una ferriera. Anche grazie alla lungimiranza dei sovrani borbonici, Torre Annunziata divenne un centro dalla spiccata vocazione industriale.

Il XIX secolo fu sicuramente il momento di massimo splendore per la città. Fiore all’occhiello dell’apparato industriale torrese fu certamente quello della produzione della pasta.

È dalla seconda metà del Novecento che purtroppo la città conobbe una crisi dopo l’altra. La “Grande Torre Annunziata”, che fu la seconda città della Campania per popolazione e sviluppo, smise di esistere. Ad un passato che ha visto un centro vivo, ricco di occupazione e lavoro, oggi fa da contraltare un presente meno luminoso, precursore di un futuro di grande disincanto ed incertezza.

Fonti
– G. Di Martino, S. Russo, Torre Annunziata, la sua vocazione industriale e il canale conte di Sarno.
– F. MEO, S. RUSSO, Torre Annunziata Oplonti. Dalle origini ai giorni nostri.
– P. Gargiulo, L. Quintavalle, L’industria della panificazione a Torre Annunziata e Gragnano, in Manifatture in Campania. Dalla produzione artigiana alla grande industria.

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