Tommasina: perizia «morbida» col chirurgo. Intanto si rinforzano le accuse agli anestesiti

tommasina de laurentiis

Torre Annunziata. Omicidio colposo di Tommasina De Laurentiis: il pm Antonella Lauri ha ricevuto dalle mani dei periti la relazione sulle cause della morte della giovanissima mamma morta dopo un intervento di asportazione della colecisti effettuato in laparoscopia. L’esito fatale lo scorso 8 marzo all’ospedale di Boscotrecase. Nel dossier anche le risposte agli approfondimenti richiesti per determinare se gli strumenti adoperati fossero stati  usati al meglio e se fossero adatti all’intervento. E dunque se in qualche modo la loro eventuale inadeguatezza, o uso scorretto, abbia potuto influire – e in che modo  – sull’esito mortale dell’operazione, determinando, nel corso dell’intervento  la resezione di importanti vasi sanguigni addominali e la conseguente emorragia mortale.

Dieci, come si ricorderà, gli indagati per il caso: sette della primissima ora (il primario Roberto Palomba, di Torre del Greco, i medici Antonio Venderosa e Alberto Vitale, l’anestesista Angelo Naclerio e gli infermieri Giovanna Bottino, Aniello Gallo e Giuseppina Ammendola) , ovvero tutti i componenti dell’equipe che aveva partecipato all’intervento,  e tre “camici bianchi” giunti a dare man forte dopo l’insorgere dei problemi: Giuseppe Oriolo (primario anestesista), Maria Luigia Cirillo e Nunzio Menella. Sulla dinamica dei fatti la Procura aveva chiamato ad accertare i passaggi chirurgici il dottor Massimo Esposito di Napoli, il perito anatomopatologo Antonio Mirabella, di Scafati, e il professor Andrea Renda, esperto chirurgo toracico e responsabile del reparto di chirurgia addominale del Policlinico Universitario della “Federico II”, che inviò appositamente un suo esperto ad effettuare alcune verifiche in sede di esame autoptico.
Secondo i tre super-esperti vi sono sicuramente elementi di “colpa medica”, e si concentrerebbero soprattutto (ma non solo) su alcune figure: quella del primario chirurgo, Palomba, e quelle degli anestesisti. A sorpresa, però – almeno secondo le prime letture della perizia – parrebbe che l’accento sia stato posto dai periti più sulle responsabilità degli anestesisti che del primario di Torre del Greco. Se, infatti, per il chirurgo, gli esperti della pubblica accusa parlano di “imprudenza” in alcune fasi dell’operazione, per gli altri pare vogliano configurare una colpa più “piena”, parlando di “negligenza”. Ovviamente si tratta di elementi che andranno vagliati con estrema cautela, e sicuramente controperizie difensive tenteranno di confutare le tesi accusatorie. In dettaglio, per quanto riguarda Palomba, i periti hanno censurato, per così dire, la fase dell’introduzione degli strumenti laparoscopici. Una manovra tutto sommato corretta, si evince dal dossier, ma effettuata in parte senza avere il chiaro quadro e completo della posizione degli strumenti stessi nella fase di introduzione, il che determinò la resezione dei vasi sanguigni (e nulla c’entra la magrezza della paziente che fu tirata in ballo dal primario subito dopo i fatti, dicono i periti). Una “colpa medica” per “imprudenza” secondo gli esperti. Che poi, nel prosieguo dell’operazione, e anche nel successivo intervento ad addome aperto, per tentare di salvare la donna, non hanno ravvisato colpe. “A posto” anche le cartelle cliniche, che non risulterebbero alterate. Insomma, per il chirurgo, i tre superesperti intravedono una colpa medica con una sorta di “profilo di scusabilità”. E in concorso con Palomba risponderebbero, con vari gradi di coinvolgimento anche altri componenti dell’equipe. Più netto, come accennato, il “peso” che la terna di esperti attribuirebbe agli anestesisti, considerati “negligenti”.
“Tutto è ancora da valutare – commenta il difensore di parte civile, avvocato Gennaro Ausiello, rappresentante della famiglia della vittima – . Alcune cose ci lasciano un po’ perplessi. Ad esempio attribuire al dottor Palomba solo un comportamento imprudente. Noi parleremmo forse più di imperizia, e sul chirurgo ci saremmo attesi un giudizio più netto. Come pure ci stupisce la maggior responsabilità attribuita agli anestesisti: certo, non avranno gestito adeguatamente la situazione quando questa precipitò, e di quella colpa dovranno rispondere. Ma, a nostro avviso, sarebbe intuitivo comprendere che la responsabilità maggiore sia da attribuire a chi determinò la situazione di criticità poi sfociata nel decesso. Ma saranno i giudici, ovviamente, a decidere su tutto. Dal canto nostro – conclude l’avvocato Ausiello – dopo aver fatto attentamente vagliare il dossier da nostri esperti, ci riserviamo di inoltrare al pm delle ulteriori note tecniche”.

Fonte: Metropolisweb

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