Video. La bellezza dell’Oncino, dimenticata!

Spiaggia dell'Oncino

Johann Wolfgang von Goethe, celebre poeta tedesco, scrisse il saggio “Viaggio in Italia” (1813-1817). Si tratta di un resoconto del suo itinerario nella penisola compiuto tra il 3 settembre 1786 ed il 18 giugno 1788.

Visitò tante città importanti da Nord a Sud, ovviamente anche quella bellissima di Napoli, ma rimase particolarmente impressionato e nello stesso tempo ammaliato da Torre Annunziata, che la descrisse così: “Pranzammo a Torre Annunziata con la tavola disposta proprio in riva al mare. Tutti coloro erano felici d’abitare in quei luoghi, alcuni affermavano che senza la vista del mare sarebbe impossibile vivere. A me basta che quell’immagine rimanga nel mio spirito” (13 marzo 1787).

Goethe faceva esplicito riferimento al Capo Oncino, luogo di grande bellezza (comprendente la zona di Villa Tiberiade, Villa Filangieri, lo specchio d’ acqua antistante gli ultimi fabbricati di via Gambardella e appunto la spiaggetta detta “dell’Oncino”) che riuscì a suscitare in lui emozioni profonde e indelebili nel tempo, attraverso la vista sul Golfo di Napoli, il gioco armonioso dei colori, i piacevoli rumori e i profumi del paesaggio.

Come tutti gli esseri viventi e le cose, anche questo pezzo di paradiso in terra ha subito l’influsso lento e costante del tempo che purtroppo però si è dovuto duramente scontrare con l’impatto rapido e deciso della mano scriteriata dell’essere umano. Infatti, a distanza di oltre 200 anni, l’Oncino si è visto tristemente retrocedere e regredire da patrimonio socio-culturale di Torre Annunziata a luogo di degrado ambientale.

Nel corso degli anni, come un malato affetto da una patologia inarrestabile e devastante, si è trasformato in una vera e propria discarica a cielo aperto, dove vi confluiscono le acque provenienti dagli scarichi fognari della città e quelle inquinate del porto. Rifiuti di ogni genere, topi e puzza nauseante sono diventati parte integrante di questa tetra cornice. Il tutto però, è nascosto alla città perché chi guarda la zona dalla litoranea di via Gino Alfani o dai lidi non scorge minimamente la presenza di inquinamento: ogni scempio è celato dai costoni di roccia che sovrastano la zona.

La bella e suggestiva spiaggia è stata trasformata nel tempo in una vastissima distesa di sabbia nera, dove, oramai, sono cresciuti arbusti che la fanno rassomigliare a una piccola savana. L’arenile, che è bagnato dalle acque del porto, è pieno di rifiuti di ogni sorta, di copertoni di veicoli e di carcasse di animali, soprattutto uccelli. Tornando verso il porto, si giunge a un sentiero che costeggia i silos e che conduce fino al cancello dei bianchi serbatoi di stoccaggio dietro la vecchia stazione di Torre Annunziata marittima; da qui inizia un vero e proprio campo minato: siringhe ovunque.

Molta gente ormai si è abituata alla vista di questo immane scempio, ben integrato all’indifferenza, addirittura ci convive in maniera rassegnata come chi sa di non poter far più nulla per salvare la situazione.

L’auspicio resta sempre quella flebile speranza di una rapida presa di coscienza dell’amministrazione politica locale che ha il dovere morale di prendere una seria e decisa posizione a riguardo per recuperare, valorizzare e tutelare questo patrimonio appartenente ai cittadini.

Ecco un video che mostra l’incantevole panorama della spiaggia dell’Oncino.

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