Camorra, non si ferma la stagione dei pentiti a Torre del Greco

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Leggiamo sul Metropolisweb che rischia di passare alla storia come il pentito più veloce della camorra di Torre del Greco. Dieci giorni di carcere sono bastati a Marco Palomba – alias ‘o chiatto, nipote del super-boss Giuseppe Falanga – per voltare le spalle agli amici di giù a mare e cominciare a collaborare con la giustizia.

Il colpo di scena è arrivato davanti ai giudici della decima sezione del tribunale del Riesame di Napoli: sotto gli occhi del pubblico ministero Maria Di Mauro – la lady di ferro della direzione distrettuale antimafia che in due anni ha praticamente smantellato i tre clan in lotta per la gestione delle attività criminali a Torre del Greco – sono stati depositati i primi verbali dell’erede del padrino di Corso Garibaldi.

Passato in dieci giorni da capo indiscusso della holding dello spaccio specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Campania-Sardegna-Abruzzo a nuova gola profonda del clan Falanga. Una scelta che allunga l’elenco dei pentiti «eccellenti» della città del corallo di cui fanno parte Filippo Cuomo e Isidoro Di Gioia – rispettivamente nipote e figlio di Gaetano Di Gioia, alias ‘o tappo – nonché Domenico Falanga, primogenito dello storico capoclan.

La scelta di Marco Palomba potrebbe essere decisiva per ricostruire le recenti strategie degli amici di giù a mare per la gestione dell’affare droga: il nipote di Peppe ‘o struscio era riuscito, infatti, a occupare il vuoto di potere creato dalla valanga di arresti che a cavallo tra il dicembre del 2011 e l’ottobre del 2012 aveva praticamente cancellato i tre clan in lotta per il controllo delle attività illecite sul territorio. Una scalata portata a termine grazie a un gruppo che poteva contare su diversi «specialisti» dello spaccio al dettaglio – Alfonso Magliulo, Giovanni Magliulo e Vincent Carpine – nonché di un insospettabile corriere in gonnella: Anna Antonia Pinna, nota semplicemente come Antonella, già arrestata a novembre del 2012 e condannata con rito direttissimo a due anni e nove mesi di reclusione perché sorpresa con 100 grammi di canapa indiana nascosta nel doppio fondo di una valigia che la donna stava trasportando da Olbia a Torre del Greco.

La decisione di Marco Palomba potrebbe segnare l’ennesimo colpo ai danni della camorra sotto il Vesuvio. Perché ‘o chiatto conosce, evidentemente, tutti i segreti della cosca di corso Garibaldi: una «famiglia» di cui il trentenne di via Gradoni e Cancelli era entrato a fare parte con il matrimonio con la nipote del capoclan. Un rapporto poi rinsaldato dal forte legame con Domenico Gaudino – alias ‘a uallarella –  di cui era diventato il braccio destro nella gestione delle piazze della cocaina.

Un ruolo di primo piano che il trentenne di via Gradoni e Canali aveva già pagato con l’arresto e un lungo periodo di detenzione nel carcere di Foggia. Da dove era uscito nel 2006, con l’intenzione di riprendere la sua attività di fruttivendolo. Ma la «passione» per le armi e l’inscindibile legame con la «famiglia» del boss, alla fine, presero il sopravvento. Già a partire dal 2009, fino all’arresto del giugno 2013. Quattro anni di cui adesso la direzione distrettuale antimafia potrà essere informata in ogni dettaglio.

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