Crac Deiulemar, la flotta della Shipping in vendita per 90 milioni di euro

Deiulemar shipping

Come si evince dal  Metropolisweb la Deiulemar Shipping rischia di finire interamente sul mercato. La costola operativa del colosso armatoriale di via Tironi – dichiarata fallita dal Tribunale di Torre Annunziata, il 10 ottobre 2012- potrebbe infatti essere ceduta in blocco, tramite asta pubblica, per un valore complessivo compreso tra gli 81 e 90 milioni di euro. I tre curatori fallimentari nominati all’alba del crac finanziario dell’ex «banca privata» di Torre del Greco, sono, infatti al lavoro per cedere l’intero pacchetto azionario e la flotta aziendale: composta da ben 12 imbarcazioni. In alternativa alla vendita dei singoli asset, con differenti procedure a evidenza pubblica, il commercialista Giovanni Alari e l’avvocato Maurizio Orlando chiederanno al giudice fallimentare del Tribunale di Torre Annunziata e al comitato creditori di valutare la strada della cessione dell’intero ramo d’azienda.

Proprio per giungere alla cessione in blocco dell’intera impresa- azioni più flotta- è stato chiesto al professore Mauro Bini dell’Università Bocconi di Milano di redigere una dettagliata perizia volta a quantificare, con precisione, il valore economico dell’intera società. L’idea sarebbe quella di cedere l’intera impresa- compresi i 20 dipendenti- ad un nuovo acquirente, cancellando le passività generate dal clamoroso crac finanziario: i debiti della Shipping ammonterebbero a circa 500 milioni di euro. Dal calderone, comunque, sarebbero escluse le due navi gasiere Eleonora Lembo e Margherita Iuliano. Da qui la valutazione del docente milanese di Finanza Aziendale che, supportato da rilievi tecnici e analisi di mercato, ha fissato il prezzo per la nuova Shipping: una cifra compresa tra gli 81 e i 90 milioni di euro.

Una grave svalutazione per la costola operativa del colosso armatoriale di via Tironi, sulla quale, però, incide il crollo del valore attribuito alle imbarcazioni della flotta: il patrimonio principale della società. Tre delle navi della flotta, infatti, hanno più di 20 anni- a vita utile mediamente si aggira intorno ai 25 anni-ed il loro valore di mercato è più alto per i demolitori che non per un possibile imprenditore marittimo. Altre 5 navi, poi, sarebbero state costruite negli anni 90, sempre secondo quanto emerso dalle stime del docente meneghino.

Non solo patacche nel collier di megaimbarcazioni direttamente riconducibili al patrimonio della Shipping. Tra navi vecchie ed obsolete, spicca infatti anche Maria Carmen Lembo, la nave ammiraglia della flotta consegnata nel 2011 dal cantiere cinese New Times, cui si aggiungono altre tre unità di costruzione giapponese (caratteristica molto apprezzata sul mercato) del 2006. Per quanto riguarda, invece le due navi gasiere- fuori dagli asset della «svendita», verranno nuovamente messe all’asta il prossimo 18 luglio, con un prezzo ribassato a poco meno di 10 milioni di dollari. Sulle due gasiere in saldo, sarebbero già finiti gli occhi di armatori italiani e stranieri.

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