Giovanna, la torrese di successo al Nord: l’artigiana che produce gioielli come abiti

giovanna-marrazzoGiovanna Marrazzo, una delle tante eccellenze torresi trapiantate al Nord, ci racconta peculiarità e segreti di un mestiere perennemente in bilico tra moda e tradizione, quello dell’orafa e stilista di gioielli. Un’artigiana  che cuce gioielli su misura come fossero abiti. Una  professionista  di successo dalle ambizioni tanto grandi da definirsi sogni, una meridionale verace fiera delle sue origini, intelligente, ironica e appassionata come solo le donne sanno essere, ci accompagna nei meandri di una professione antica come il mondo e condivide con i concittadini  la sua esperienza di lavoratrice “fuori sede”.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Sono un’orafa, realizzo gioielli su commissione in cera o metallo. Li cucio addosso ai clienti come fossero degli abiti. Dal progetto del cliente elaboro un bozzetto cui segue il vero e proprio lavoro di oreficeria. Se si tratta di cera, il lavoro assume le connotazioni di una vera e propria scultura.

Una parte tecnica e una creativa, quindi. Qual è quella più impegnativa?

Viene da pensare quella manuale. Indubbiamente il calco del metallo e le colata d’oreficeria  sono attività che richiedono tempo e attenzione ma per me la parte più impegnativa è quella precedente, il lavoro d’artigianato, quella in cui, scambiando quattro chiacchiere col cliente, mi sforzo di coglierne la psicologia per fornirgli un oggetto il più possibile vicino alla sua personalità se si tratta di una richiesta personale  o di interpretarne al meglio l’intento, i sentimenti  e i desideri se la richiesta riguarda invece un regalo.

Quale tipo di richiesta è più frequente?

Sono numerosissimi gli oggetti personali e, cosa che può sorprendere, le richieste arrivano spesso da parte di uomini. L’uomo ha oggi una grande attenzione per l’estetica e per i dettagli, sviluppando anche un gusto piuttosto ricercato. In moltissimi richiedono un anello, da personalizzare con l’iniziale o con altri dettagli inerenti la propria simbologia personale, inclusi quelli della grande tradizione meridionale e napoletana, come corni o cammei. La mia produzione più recente e stravagante, sono stati gemelli da polso che ho realizzato usando i denti del giudizio.

Qual è il prodotto più richiesto in caso di regalo, invece?

Sempre l’anello. L’omaggio più richiesto è sempre il classico anello, se la destinataria è una donna. Orecchini, bracciali e pendenti non vengono spesso regalati dagli uomini a mogli o fidanzate,  ma richiesti dalle donne stesse per uso personale.

A proposito di donne. Il tuo è un settore per sua natura prettamente maschile. Anche se abbondano le stiliste di gioielli, l’artigianato sembra essere ancora monopolio quasi esclusivo degli uomini. L’artigianato femminile ha un’impronta diversa?

Assolutamente sì. Abbiamo un gusto estetico diverso, non necessariamente più delicato ma sicuramente diverso. Come diverso è il nostro approccio alla vita e spesso anche al lavoro. La scultura femminile è più ricercata, più raffinata. Ogni  donna ha uno stile suo che sarà sempre meno impersonale rispetto a quello di un uomo. E poi siamo indubbiamente più delicate nel maneggiare, il che, specie quando si tratta di lavori in cera, è una risorsa preziosa.

Com’è vivere e lavorare al Nord per un meridionale?

Per me che non ho scelto di partire per necessità o ambizione, ma per seguire la famiglia, è stato un po’ come essere sradicata dalle mie origini. Torre del Greco è una fucina di possibilità, non solo professionali. Ci convivono tante belle realtà, associazioni e possibilità di svago.  Per il mio lavoro  è un habitat ideale, esistono botteghe antichissime dove io stessa ho fatto il praticantato prima di seguire uno stage a Firenze. Sono felice del mio lavoro e delle soddisfazioni che mi sta dando ma non nego che mi piace tornare a casa ogni volta che posso. Napoli e Torre sono state le mie palestre di vita e il folklore napoletano la mia ispirazione. Sono felice di essere una fiera messaggera della mia arte e dell’arte napoletana  in Italia.

Pregiudizi ne hai incontrati?

Pregiudizi ce ne sono, ma a me non piace farne. Le persone disponibili e buone esistono ovunque così come ovunque esistono quelle che non lo sono. Nella mia esperienza non ne ho incontrato alcuno in particolare, si tratta di un atteggiamento generale piuttosto che di un comportamento specifico. Ma, da bravi meridionali con gli occhi bene aperti, lo avvertiamo comunque. Quando lavoravo al Sud, per esempio, avvertivo una certa diffidenza per il fatto di essere una donna. Io arrivavo dal nulla, ho iniziato senza alcuna raccomandazione e neppure ho seguito una tradizione familiare. Ho semplicemente seguito la mia ispirazione. Al Nord invece, più che le origini o il sesso, gli ostacoli riguardano la difficoltà di inserirti in un circuito già avviato, in un settore difficile come quello della produzione artigianale. La moda e i marchi di tendenza spesso influenzano negativamente la domanda e senza un forte sostegno alle spalle diventa più complicato imporsi. Come tutti sanno, una buona raccomandazione può spesso  arrivare dove non riesce un gran talento, ma non bisogna mai arrendersi.

Progetti futuri?

Sono molto ambiziosa per cui i miei progetti mi piace chiamarli sogni. In cima alla lista c’è quello di aprire una bottega mia, che poi vorrei ampliare in un vero e proprio atelier che faccia da canale e punto di incontro per tutti i giovani che desiderano fare questo mestiere. Mi piacerebbe organizzare workshops, coworking con professionisti del settore. Insomma una scuola di formazione che oltrepassi i confini della semplice produzione a macchinetta.

Uno spirito di condivisione tipicamente femminile. Di solito gli uomini sono assai più gelosi del loro mestiere e stentano a condividere i propri segreti e le proprie competenze. In attesa di realizzare il tuo sogno, cosa consigli a chi sogna di fare questo  mestiere?

Passione, impegno e coraggio sono gli ingredienti base, come per tutte le cose. Più che mai quando si tratta di un mestiere come il nostro che non premia subito. La gavetta è per sua natura un processo difficile, so per esperienza personale che nei primi tempi i maestri da cui si va a far bottega non lasciano avvicinare gli apprendisti nemmeno a una lastra di ottone. Bisogna aver pazienza e non lasciarsi spaventare. Bisogna applicarsi con dedizione e osservare. Cogliere i particolari, rubare il mestiere, carpire i segreti anche quando non vengono rivelati. Le soddisfazioni arrivano: il privilegio di creare, di partorire un’idea e renderla agibile con le tue mani, la contentezza del cliente sono impagabili. Ai ragazzi di Torre del Greco consiglio di cominciare subito, non serve allontanarsi, la nostra città è piena di professionisti seri e botteghe secolari, come quelle in cui io stessa ho studiato. E da grande ho scoperto che Torre è un ottimo biglietto da visita: famosa per coralli e cammei, è una garanzia. Una specie di pregiudizio al positivo, quando sei un artigiano.