Torre del Greco, schianto mortale in viale Europa

Leggiamo sul Metropolisweb dello strazio senza fine per una tragedia che sconvolse un’intera città. A un anno dal terrificante schianto in viale Europa, ci saranno ulteriori quattro mesi di proroga per cercare la verità sulla morte di Ciro Giannini, il giovane di 18 anni che perse la vita a causa delle ferite riportate nell’incidente avvenuto a giugno del 2012 tra il suo scooter e un camion della Nettezza Urbana impegnato in una manovra all’altezza del varco di uscita dalla proprietà della ditta dei «Fratelli Balsamo».
A sei mesi dal primo no, il giudice per le indagini preliminari Emma Aufieri del tribunale di Torre Annunziata ha nuovamente respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Barbara Aprea sulla scorta della consulenza prodotta dal perito nominato dalla Procura.

Una perizia che – stando alle argomentazioni prodotte dal pool di legali della famiglia di Ciro Giannini: l’avvocato Davide Baldini, l’avvocato Gennaro Imbò e l’avvocato Giancarlo Panariello – si è rivelata carente in diversi aspetti. Al punto da indurre lo stesso pm – alla luce delle contraddizioni sottolineate dai legali di parte e supportate dalle constatazioni del giudice per le indagini preliminari – a ritirare la precedente richiesta di archiviazione. Un aspetto che – stando alle conclusioni degli avvocati che difendono la famiglia del diciottenne deceduto la scorsa estate dopo il terribile incidente in viale Europa – potrebbe contribuire a disegnare nuovi scenari per il prosieguo dell’indagine e individuare eventuali responsabilità da parte di terzi nell’incidente: i prossimi quattro mesi saranno, insomma, fondamentali per dare maggiore impulso a un’inchiesta avvolta in diversi coni d’ombra e lati oscuri. Un’inchiesta che – al momento – vede indagato il solo autista del mezzo della nettezza urbana, coinvolto nello schianto risultato fatale per Ciro Giannini: R.S. è accusato di omicidio colposo, un atto dovuto per la morte del diciottenne. E dire che l’attenzione da un anno a oggi è tutta concentrata sulla manovra di immissione nella viabilità ordinaria di viale Europa: una manovra che sarebbe stata eseguita – la tesi sostenuta da sempre dalla famiglia della vittima, supportata dai tre legali – da un varco non autorizzato, così da portare l’autocompattatore per la raccolta dei rifiuti a invadere entrambe le corsie di marcia, compresa la carreggiata da dove proveniva lo scooter su cui viaggiava il diciottenne.

Il giovane, come successivamente ricostruito dalle forze dell’ordine negli istanti successivi al terrificante impatto, stava percorrendo in sella al suo scooter viale Europa in direzione monte-valle nel primo pomeriggio per raggiungere il padre e riportarlo a casa: un’occasione per prendere una boccata d’aria dopo le lunghe ore trascorse sui libri per preparare l’esame di maturità che avrebbe dovuto conseguire all’istituto tecnico e per geometri «Eugenio Pantaleo» e per evitare al genitore di tornare a piedi a casa sotto il sole delle 14. Una scappata di pochi minuti che si trasformò in un viaggio fatale per lo studente della scuola guidata dal preside Carlo Ciavolino. L’impatto frontale avvenne all’altezza dell’ingresso delle cave gestite dai Fratelli Balsamo. Lo scontro fu devastante: Ciro Giannini fu scaraventato giù dallo scooter e si schiantò violentemente sull’asfalto. La corsa nei diversi ospedali – prima a Boscotrecase, poi al Maresca e infine al Cardarelli di Napoli – si rivelò inutile. Il cuore del diciottenne si fermò dopo circa 24 ore di agonia, a causa dei danni provocati da un’emorragia interna.

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