MESSAGGIO POLITICO ELETTORALE

La lettera di Carla Caiazzo, bruciata dall’ex: “Mi ha uccisa lasciandomi viva”

Torre del Greco. Un’affluenza di pubblico enorme, inclusa una nutrita schiera di docenti e ragazzi, ha premiato il convegno sull’omicidio di identità, ieri all’Hotel Marad per iniziativa del Rotaract Club su proposta della presidente dell’Inner Wheel dei comuni vesuviani, col patrocinio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata.

L’Inner Wheel, la più grande organizzazione femminile del mondo, presente in 104 nazioni, non poteva restare indifferente a un’emergenza seriale e sentita come la violenza di genere e le sue varie declinazioni“, dice Teresa Loffredo, presidente Inner Wheel. 

Un pool di esperti e un moderatore d’eccezione, il giornalista Rai Vincenzo Perone, ha analizzato il tema gettando un cono di luce sul meccanismo alla base dei numerosi casi di cronaca che vedono come vittime donne di tutte le età e carnefici proprio gli uomini che avrebbero dovuto amarle. Tra i relatori la dottoressa Virginia Ciaravolo, psicocriminoga presidente della neonata Commissione Pari Opportunità, istituita per far da supporto all’assessorato pari opportunitá di Torre del Greco, la criminologa e mediatrice familiare Antonella Esposito, gli avvocati Gennaro Torrese e Maurizio Zuccaro, rispettivamente presidente dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata e autore della proposta di legge sull’omicidio di identità, che superata la fase embrionale sarà battezzata legge”Caiazzo”, dal cognome di Carla, cosparsa di benzina e data alle fiamme a Pozzuoli dall’ex compagno.

È stata proprio la lettera che Carla, sopravvissuta al coma e a una lista ancora incoclusa di interventi chirurgici, ha indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il punto di partenza del dibattito. “Mi ha ammazzato lasciandomi viva“, ha commentato Carla Caiazzo  nell’intervento telefonico seguito alla lettura della lettera. Sintesi agghiacciante ma perfetta, nella sua essenzialità, dell’enorme portata che i crimini di questo filone comportano nella vita delle donne che ne sono vittime: “Ha cancellato per sempre il mio volto, ciò che mi rendeva riconoscibile a me stessa e agli altri, ha ucciso la mia identità“. Al presidente della Repubblica, Carla ha chiesto di accogliere la proposta di inserire aggressioni come la sua e quella di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido, in un registro penale ad hoc, perché la certezza della pena faccia da deterrente alle ondate di violenza che si stanno susseguendo con innegabile frequenza e con un’inquietante coazione a ripetere.

Come scrive Carla al Presidente della Repubblica – sostiene l’avvocato Maurizio Zuccarole vittime di femminicidio sono tre volte più numerose di quelle di mafia e camorra messe insieme. È sconcertante constatare che esista un fondo per le vittime della strada, per le famiglie di chi denuncia il racket, ma non per i figli di donne uccise dai propri uomini. L’informazione ha delle falle: nessuno sa dove vanno a finire i bambini di queste donne, senza contare che una donna che sceglie di denunciare deve subire un mortificante calvario legato a una burocrazia non funzionante. Gli operatori del diritto non sono adeguatamente formati, ho visto agenti di polizia sottovalutare le denunce e congedare le donne. Non è colpa loro, ma del fatto che questa escalation di crudeltà non trovi copertura normativa. La violenza contro le donne ha talmente tante sfaccettature che risulta difficile rubricarla in un preciso registro penale. Basti pensare ai due casi più eclatanti: Carla e Lucia. Per una tentato omicidio, per l’altra lesioni gravissime. Questo vuoto normativo è l’omicidio di identità. Noi vogliamo questo: inserire i femminicidi e gli atti di violenza contro una donna in quanto tale in quella sfera di reati che non possono usufruire dei benefici penitenziari come la semilibertà. In questo modo i rischi di recidiva, che sono altissimi, saranno contenuti e la certezza della pena risulterà il deterrente migliore per scoraggiare chi tenta di emulare certe dinamiche bestiali“.

A questo proposito la dottoressa Virginia Ciaravolo ha fornito un parere illuminante: “Che gli autori di femminicidi scelgano quasi tutti la stessa modalità non deve sorprendere. C’è un minimo comun denominatore in questi omicidi ed è la volontà di possesso legata a una visione arcaica e completamente distorta della donna: la vedono come un oggetto e, sempre come fosse un oggetto, se ne disfanno, distruggendola, secondo la logica con me o con nessuno. L’acido e la benzina sono di facile reperibilità, certamente più di un’arma come una pistola o un fucile. E hanno un altro vantaggio agli occhi di questi uomini: l’annullamento della persona in toto. Occorrono soluzioni concrete: oltre che sul piano penale, informazione nelle scuole ma specialmente in famiglia. I genitori, specie le mamme devono educare i ragazzi al rispetto delle donne: se non hanno interiorizzato un comportamento da bambini è difficile possano recuperarlo, da soli, da grandi. Dobbiamo usare le parole giuste, chiamare le cose col proprio nome, anche penale: il nostro parlare prima o poi, produrrà l’evento“.

Luisa Panariello

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