I ricatti di Centro Democratico dietro l’addio di Malinconico

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Leggiamo sul  Metropolisweb che il «capro espiatorio» della resa del sindaco è stato ufficialmente identificato in Gaetano Frulio, il leader dei dissidenti dell’Udc che ha contestato pubblicamente in consiglio comunale le scelte politiche e strategiche di Gennaro Malinconico. Ma dietro l’addio-bis dell’avvocato penalista a palazzo Baronale non c’è solo la «grande crisi» con gli alleati che avevano sostenuto la sua candidatura. Anzi. A pesare come un macigno sulla scelta del primo cittadino ci sarebbe la corsa di chi «diversamente da me, si aspettava o ha ritenuto di dovere avere premi o prebende per l’impegno profuso»: un passaggio sibillino della lettera di dimissioni che nasconde i tormenti solo in parte smascherati durante la seduta del consiglio comunale per discutere la mozione di sfiducia all’assessore all’ambiente Francesco Balestrieri presentata dall’opposizione.

Una seduta in cui è venuto a mancare alla maggioranza il sostegno di tutti gli esponenti di Centro Democratico, alcuni assenti già all’apertura dei lavori e alcuni improvvisamente spariti prima del voto. Un chiaro segnale al primo cittadino, arrivato al termine di uno scontro che – a differenza del muro contro muro dei «frondisti» dell’Udc – si è consumato dietro le quinte di palazzo Baronale. Dove i fedelissimi dell’onorevole Nello Formisano non hanno mai mancato di spingere – all’indomani del rimpasto che ha premiato il Pd, a cui è stata assegnata la poltrona di vicesindaco – per rivendicare i propri «diritti». Rivendicazioni avanzate, in primis, durante le consultazioni per la stesura del bilancio 2013: in piena bagarre, l’assessore Gerardo Guida – braccio destro del deputato di via Martiri d’Africa, inviso a una parte del gruppo che avrebbe preferito la sostituzione con il segretario cittadino Sergio Altiero per puntare alla carica di numero due di palazzo Baronale – ha formalizzato una richiesta da un milione di euro per le attività produttive. Una somma sproporzionata, alla luce dei tagli e delle difficoltà di fare quadrare i conti del Comune.

Ma non c’è solo la pioggia di euro invocati in bilancio dietro lo strappo con Centro Democratico: la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, convincendo Gennaro Malinconico a sbattere la porta in faccia alla sua maggioranza, sarebbe stata la richiesta di nominare Enrico Pensati – l’ex portavoce di Valerio Ciavolino, condannato in primo grado a un anno e quattro mesi per truffa e falso per  avere copiato la prova scritta del concorso da capo ufficio stampa del Comune – all’interno dell’organismo indipendente di valutazione. Una candidatura sponsorizzata da Nello Formisano & co. per dimenticare lo «sgarro» del rimpasto in giunta e garantire all’ex pupillo del barone Gennaro Cirillo un incarico da circa 12.000 euro l’anno: davanti al pressing di Centro Democratico, l’avvocato penalista si sarebbe deciso a dire basta «dal momento che l’onore, il senso del dovere e della legalità non possono essere scalfiti da chi la pensa diversamente da chi, come me, non è ancorato alla poltrona».

Parole che, alla luce del retroscena emerso all’indomani della lettera di dimissioni, regalano un nuovo significato all’addio-bis di Gennaro Malinconico e spiegano le ragioni per cui tutti gli esponenti di Centro Democratico siano andati in ferie – disertando così la riunione convocata per ricompattare la maggioranza e convincere l’avvocato penalista al dietrofront – contemporaneamente nel periodo più «caldo» per l’amministrazione comunale.

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