Elpidio Loffredo, ‘o calzularo di Torre del Greco: storia, aneddoti e curiosità

Tu suone ‘a campanella, e isso arape; lle puorte ddoje chianelle, addò ‘nce… chiove, isso s’ ‘e sturie, e, po, comm’ a nu papa: “Cu diece eure sulo, esceno nove.”

Avete già capito di chi stiamo parlando, vero? Se siete di Torre del Greco è impossibile non riconoscerlo. Il suo “ufficio riparazioni” è ubicato dinto’o pertuso scuro ‘e na traverza, areto ‘e “pposte” in Corso Avezzana n°4. Ha 78 anni, ma lavora da quando ne aveva 12:

“All’inizio facevo il garzone. Lavoro in proprio dal ’58; sono oltre sessant’anni… Una vita ormai! Amo il mio lavoro perché non mi ha mai stancato.”

È Don Elpidio ‘o nomme ‘e stu scarparo. Siamo andati a trovarlo per farci una chiacchierata. Lui si è reso molto disponibile nonostante fosse in orario lavorativo e ci ha raccontato alcuni curiosi aneddoti riguardanti la sua vita. Ma prima di entrare nei dettagli, gli concediamo una piccola presentazione:

“Mi chiamo Elpidio Loffredo. Mi occupo di scarpe, borse, giubbini… Insomma, di tutto ciò su cui è possibile metter mano. Non ho segreti da nascondere per quanto riguarda il mio mestiere. Cerco di dare sempre il massimo in quello che faccio. E questo me lo riconoscono tutti.”

Uno spirito da vero combattente: “Qualche volta mi capita di venir ripreso dai miei clienti perché impiego troppo tempo a completare i loro lavori. Questo perché non dico mai di no a nessuno anche se si tratta di una situazione compromessa o per certi versi ‘impossibile’. Sono uno di quelli che non molla mai, continuo dritto per la mia strada. Ma per i miracoli ci stiamo attrezzando…”

Ciò che colpisce maggiormente una volta entrati nel suo negozio è la grande quantità di roba distribuita nell’arco di uno spazio relativamente piccolo. Una cornice suggestiva per una delle più grandi personalità di Torre del Greco. La sua carriera però è stata tutt’altro che in discesa:

“I primi anni ero un apprendista. Successivamente, alla scomparsa del mio capo, continuai a lavorare aiutando quella che era la sua ex moglie. Lei però si trasferì all’estero quindi rimasi per qualche tempo senza un’occupazione. Ricordo che in quel periodo, in questa zona c’era una salumeria chiamata ‘Pellecchielle’ il cui gestore si presentò un giorno a casa mia e mi disse: ‘Elpidio, tu devi scendere da qua perché la gente chiede di te. Non puoi deluderla…’ Fu lui a fittarmi questo locale dove ogni giorno per mia fortuna c’è un incredibile via vai di persone”.

Un uomo a cui vogliono molto bene i suoi clienti. Uno di loro gli ha addirittura scritto una poesia (che trovate in allegato alla fine dell’articolo):

“Me la dedicò il Dott. Giovanni D’Amiano, medico del Maresca. Lo conobbi un pomeriggio perché venne a ritirare un paio di scarpe per la moglie: si guardò un po’ attorno e mi disse: ‘Maestro, posso scriverle qualche verso?’. Pensavo stesse scherzando. Il mattino dopo mi presentò questa poesia: rimasi stupito, sembrava che mi conoscesse da sempre. Una cosa esagerata!

Venne presentata al Circolo Nautico dove fui invitato: non ci andai però perché non sono una persona a cui piace mettersi in mostra. Mi dispiace solo per chi si aspettava di incontrarmi.”

Dulcis in fundo, il suo rapporto con la tecnologia: “Non ci capisco nulla. L’unica cosa che so è che i ragazzi più giovani che entrano nel mio negozio scattano sempre un sacco di foto che poi mettono sul web. Ho anche un telefono, ma il mio numero non lo conosce nessuno eccetto mia moglie e i miei figli. Per il resto… Faccio ancora i segnali di fumo! Vesuvio Live? Mi è capitato di sentirlo nominare. Sarò felice di leggere quest’intervista.”

Di seguito, la poesia del Dott. D’Amiano e alcuni riconoscimenti:

Poesia del Dott. D’Amiano
Diploma Mago della Calzatura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Laurea in Arte e Scienze della Calzatura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Scarpa Innamorata